RISCHIO GREXIT – L’Italia è il paese più a rischio di essere inghiottito da un’eventuale fuoriuscita della Grecia dall’euro. Parola di Francesco Caselli (nella foto), professore di Economia alla London School of Economics and Political Science (LSE), intervenendo al Forum MondoETF, nel corso del quale sono stati assegnati i MondoETF Awards 2015. L’esperto, nell’affrontare i temi più caldi a livello di scenario macroeconomico, ha sottolineato: “l’Italia è il paese che dopo la Grecia (e Cipro) sta più ste
ntando a uscire dalla crisi cominciata nel 2008-2009. Non dimentichiamo il dato sbalorditivo in Italia il Pil è ancora al 10% sotto al valore che aveva nel 2007. È anche uno dei paesi a maggior indebitamento pubblico; uno dei paesi in cui il settore bancario è percepito come più debole; e infine uno dei paesi a maggiore incertezza politica, con un partito di governo che, pur avendo un programma largamente condivisibile, rimane condizionato da divisioni interne e ha appena perso una tornata di elezioni locali. L’Italia, dove sono inoltre in ascesa vari movimenti populisti, è insomma il paese che forse assomiglia di più alla Grecia”.
MA PREVALE LA CONVINZIONE CHE UN ACCORDO SI TROVERA’ – Precisa: “è bene inteso che uno scenario simile sarebbe rischioso per tutta l’Europa, per l’effetto contagio. Ma la dinamica speculativa globale che si innescherebbe potrebbe colpire l’Italia in particolare, proprio per la sua debolezza intrinseca. E andrebbe eroso quel poco di crescita che si è vista. Anche le banche sono meno robuste di quelle di altri paesi. La Spagna ha fatto meglio”. Intanto sui mercati finanziari i differenziali d’interesse fra diversi paesi dell’area euro rimangono straordinariamente contenuti, a dispetto della turbolenza degli ultimi giorni. Una possibile interpretazione è che sui mercati prevalga la convinzione che un accordo con la Grecia si troverà, in vista della scadenza del prossimo 30 giugno. “Se fosse così ci sarebbe il rischio di una risposta poco disciplinata all’ormai probabile uscita greca dall’Euro. L’altra interpretazione è che sui mercati si ritiene che un’eventuale uscita greca non abbia particolari ripercussioni sugli altri paesi della periferia Euro. Se questa è la ragione per i bassi differenziali, allora per definizione la risposta nel breve periodo sarà limitata. Ma questo non significa che l’uscita greca non avrà conseguenze finanziarie, per quanto meno immediate, per gli altri paesi periferici. Il problema è che un’eventuale uscita greca creerebbe un precedente molto importante e direbbe ai mercati: potrebbe succedere di nuovo, a un altro paese!”.