Spdr Etfs: l’azionario emergente è tornato di moda

SULLA CRESTA DELL’ONDA – I mercati emergenti (EM) sono tornati di moda dopo l’esodo del 2015. Da inizio anno l’indice MSCI Emerging Markets Index è cresciuto del 15,5%, mentre l’indice MSCI World si è attestato al 6,4%, grazie al miglioramento delle prospettive per gli EM e alle politiche monetarie accomodanti a livello globale, fa notare Antoine Lesné, responsabile della strategia e della ricerca di SPDR ETFs per l’area Emea. Riteniamo che ci siano diverse ragioni a supporto di questa inversione di tendenza e del rinnovato interesse da parte degli investitori per questa asset class.

IL BILANCIO DEL 2015 – L’azionario dei mercati emergenti è stato la bestia nera del 2015 perché i timori per l’economia cinese delineavano un outlook decisamente poco roseo, e il possibile inizio del ciclo di rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve ha messo ulteriore pressione sul sentiment degli investitori, che era già fragile. Ne è seguito un riposizionamento aggressivo nel bel mezzo delle turbolenze di mercato, a mano a mano che gli investitori cercavano di uscire dalle posizioni/vendere. Data l’importanza della Cina per la performance delle economie emergenti e delle commodity, i segnali di miglioramento sono stati un indicatore della stabilizzazione nel breve termine – l’indice Caixin Composite PMI ad agosto ha raggiunto il livello 51,8, dopo essere entrato in una fase espansiva fin da marzo. Dai minimi registrati nel mese di gennaio 2016, le azioni dei mercati emergenti hanno recuperato il terreno perduto; tuttavia è interessante notare che il mercato è ancora in prossimità dei livelli minimi osservati durante tutto il “Taper Tantrum” nel 2013, quando la Fed aveva iniziando a implementare l’allentamento monetario. Pertanto, venendo da una fase di minimo nel posizionamento degli investitori, i flussi in questa asset class sono stati forti e hanno risposto sia al repricing dei fondamentali che al percorso di rialzo dei tassi meno deciso da parte della Fed, aggiunge Lesné.

VALUTAZIONI FAVOREVOLI RISPETTO ALLE ECONOMIE SVILUPPATE – Tra i motivi principali degli ingenti flussi nell’azionario dei mercati emergenti, ci sono le valutazioni interessanti rispetto ai titoli azionari dei mercati sviluppati. Rispetto ad altre regioni, infatti, le valutazioni delle azioni emergenti non sono eccessive e i titoli sono attualmente scambiati con uno sconto del 32% su base P/E. Inoltre il ROE, che è stato a lungo un punto debole, ha iniziato ad aumentare, avvicinandosi alla media di lungo periodo. Le valutazioni più convenienti e il miglioramento della redditività delle imprese hanno portato gli investitori ad investire nuovamente negli emerging markets e l’aumento dei flussi sta offrendo un’ulteriore spinta alla performance di questa asset class, spiega Lesné.

IL CONTESTO MACROECONOMICO E’ FAVOREVOLE – L’ultimo pezzo del puzzle è stato il miglioramento complessivo dell’ambiente macroeconomico per le economie emergenti. Gli EM tendono ad essere una posizione long sul mercato delle valute, come dimostrano il rendimento del basket di valute dei mercati emergenti dal 2000. Coerentemente con il peggioramento delle prospettive, le valute dei mercati emergenti hanno attraversato una fase ribassista fin dal 2013 e solo di recente hanno iniziato a stabilizzarsi. Rispetto alla media di lungo termine, c’è ancora spazio per un rimbalzo delle valute se si verificasse un miglioramento delle prospettive per le commodity, fattore che sarebbe favorevole per i mercati azionari emergenti. Inoltre, i dati sul lavoro più deboli rilevati ad agosto negli USA potrebbero portare a un atteggiamento più “morbido” da parte della FED, con un beneficio anche per i mercati emergenti, conclude Lesné.