Il volume del patrimonio gestito dei fondi alternativi a livello globale, nel periodo di riferimento 2019-21, è cresciuto circa del 13%. Anche il mercato italiano segue il trend generale, con un tasso medio di crescita nel periodo al 20%, secondo dati Deloitte Monitor.
L’esigenza del tessuto produttivo trova riscontro nell’interesse degli investitori private, come emerge dalla ricerca “Sfide e opportunità per il Private Banking” condotta da Monitor Deloitte su oltre 400 clienti. Tre i motivi principali: la decorrelazione dai mercati finanziari, la maggiore stabilità di portafoglio e la possibilità di ottenere rendimenti nel lungo periodo. I prodotti prescelti includono immobiliare (50%), private equity & venture capital (2,4%), fondi con sottostante alternativi (29%). Il 30% degli intervistati dichiara di mostrare interesse o di aver investito in Pir, l’11% in equity crowdfunding e il 7% in venture capital.
La crescita degli investimenti in Private Market è testimoniata anche da Aipb. Infatti, il peso nel portafoglio medio di questi strumenti risulta ancora marginale (0,62%), ma ci sono differenze tra i diversi operatori: il 71% crede che il dato toccherà l’1% nel prossimo triennio, mentre per il 23% supererà il 3%.
Nonostante negli ultimi tempi l’obbligazionario tradizionale sia cresciuto, le strategia alternative continuano ad essere interessanti per il lungo periodo.
Tra i primi operatori a proporre soluzioni legate all’economia reale sul mercato nazionale c’è Azimut, che lo scorso dicembre ha annunciato l’acquisizione di una partecipazione di minoranza in Sanctum Altriarch Investment Management e in alcune entità affiliate, gestore emergente specializzato nel Venture Debt basato
tra Palo Alto e Charleston.