Uzan (IM Global Partner): “Perché l’inflazione è così resistente”

IM Global Partner, rete mondiale di gestione patrimoniale fondata nel 2013 con circa 37 miliardi di dollari in gestione, continua ad espandere la propria presenza internazionale tanto da aver aperto un ufficio a Stoccolma, per coprire la regione dei cosiddetti Nordics. Contestualmente ha nominato Karl Waltré nel ruolo di direttore della distribuzione in precedenza responsabile del settore nordic wholesale e office head di Aberdeen Standard Investments e con un passato in Natixis Investment Managers, Mirae Asset Global Investments e Aviva Investors. 

La società è molto attiva: a fine 2022 ha lanciato un nuovo fondo UCITS, l’iMGP DBi Managed Futures, insieme al partner Dynamic Beta investments per consentire agli investitori europei di accedere al mercato dei managed futures. Dbi, 2,2 miliardi di dollari, è un pioniere nell’attività di replica degli indici dei fondi alternativi e ha come obiettivo di offrire i vantaggi derivanti dalla diversificazione dei managed futures a una platea di investitori più ampia. DBi è stato nominato come sub-manager del fondo iMGP DBi Managed Futures, fondo della sicav iMGP domiciliato in Lussemburgo.

Uno sguardo ai mercati. Ma vediamo la visione sui mercati da parte del gruppo nelle parole di Philippe Uzan, vice ceo e cio dell’asset management di IM Global Partner da febbraio 2020, intervistato in esclusiva da Bluerating a Milano. “Nonostante sia innegabile che l’inflazione abbia superato il proprio picco, complice anche la riduzione del costo dell’energia, la sua componente core continua a rimanere particolarmente elevata. I prezzi della maggior parte delle altre voci, infatti, compresi i prodotti alimentari, i servizi e i beni durevoli, sono aumentati di nuovo, confermando i peggiori timori di alcuni membri della Bce. Questa è la parte più sensibile alle dinamiche salariali e pertanto, se il lato dell’offerta sul mercato del lavoro continua a rimanere così forte è molto complicato che si possa assistere ad una riduzione convinta della crescita dei prezzi per il segmento core. Se è relativamente semplice far scendere l’inflazione da livelli molto alti a livelli più contenuti, la parte più complessa è l’ultimo miglio del processo disinflazionistico, portando ad esempio la crescita dei prezzi dal 3% al 2%. Per fare questo, una correzione del mercato del lavoro che elimini la parte più stagnante dell’inflazione core legata ai salari risulta imprescindibile”, ha spiegato Uzan. E ha detto: “Storicamente, quando l’inflazione cresce così tanto come accaduto nelle economie avanzate negli ultimi mesi, sono necessari anni perché ritorni a livelli accettabili. Di certo richiederà un inasprimento più deciso della politica monetaria”. Negli ultimi quarant’anni ci sono voluti in media 10 anni perché l’inflazione tornasse al 2% dopo aver superato un livello del 5%. “Quello su cui stanno scommettendo oggi i mercati è sui tempi di una disinflazione rapida. Ma nella storia economia recente non si è mai partiti da livelli così significativi quindi è ancora tutto da capire”, ha aggiunto il manager. Un altro punto da non sottovalutare quando si tenta di prevedere la velocità del processo disinflazionistico è il contributo della politica fiscale. “Se questa era estremamente restrittiva nello scorso decennio, a partire dal 2020, con l’eccezionale sostegno all’economia fornito dai governi durante la pandemia, è diventata particolarmente accomodante e questa tendenza non si è ancora invertita. Tutte le economie del G10 stanno spendendo più di quanto facessero prima del Covid in termini di quota sul Pil. Per il momento quindi, le politiche fiscali contribuiscono a fomentare la salita dei prezzi, elidendo in alcuni casi gli effetti della restrizione monetaria: il vero rischio è quindi che la politica fiscale sia oggi pro-ciclica, anziché assolvere al suo ruolo anticiclico”, ha spiegato Uzan.

Quanto agli utili, “gli analisti prevedono un calo degli utili per la prima metà dell’anno, ma una crescita degli utili per la seconda metà del 2023”. In sintesi, secondo l’esperto, i mercati stanno continuando a dipendere fortemente dai dati, in particolare dai prezzi futuri della politica della Fed. Le condizioni finanziarie si stanno contraendo, per coloro che si affidano ai prestiti bancari e questo sta avvenendo in tutta Europa. Intanto i tassi hanno corretto l’esuberanza di gennaio: le aspettative per il 2023 sono più o meno in linea con le indicazioni della Fed, ma i tagli dei tassi nel 2024 saranno ancora più aggressivi rispetto alle previsioni di dicembre. Infine, secondo Uzan i titoli azionari hanno perso un pò di slancio e si sono allontanati dai massimi ma resteranno ampiamente in territorio positivo nel corso dell’anno, nonostante il pivot tardivo e gli utili vulnerabili. In sintesi, pazienza e selettività sono fondamentali, oltre alla diversificazione. Il money manager punta su obbligazioni di durata intermedia e bond corporate di qualità, strumenti di liquidità (“enhanced cash”) e azioni di qualità ben selezionate. 

Ricordiamo che Uzan ha oltre 26 anni di esperienza nell’asset management, è basato a Parigi e supervisiona la gamma di fondi aperti lussemburghesi della società, che ha circa 1.6 miliardi di dollari di asset in gestione, ed è responsabile della selezione e del monitoraggio delle strategie in delega. Uzan è stato cio di Edmond de Rothschild am e membro del comitato esecutivo della società. 

È bene sottolineare che IM Global Partner seleziona e costruisce partnership a lungo termine con società di gestione patrimoniali indipendenti (modello multi boutique diversificato) e di talento attraverso la partecipazione diretta al capitale (mantenendo una posizione di minoranza). La società lavora su tre livelli: quello dell’asset management, il business development e la parte di ricerca e investimenti. È presente in 11 sedi in Europa e negli Stati Uniti e fornisce ai clienti l’accesso alle migliori strategie di investimento dei partner. 

Ecco quali sono: 

Polen Capital – azioni di crescita Usa e globali, partner dal 2015 

Dolan McEniry – credito Usa, partner dal 2016 

Sirios – azioni Usa long/short, credito Usa, partner dal 2018 

Dynamic Beta investments – alternative liquide, partner dal 2018 

Scharf Investments – azioni statunitensi e globali di valore, partner dal 2019 

Zadig Asset Management – azioni europee, socio dal 2020 

Richard Bernstein Advisors – asset allocation globale, partner da luglio 2021

Asset Preservation Advisors – obbligazioni municipali statunitensi, partner da settembre 2021

Berkshire Asset Management – azioni Usa focalizzate sui dividendi, partner da dicembre 2022