Cina: l’impatto in 5 punti

Nonostante sia un colosso delle esportazioni, la Cina sta cedendo quote di mercato, in particolare nel settore della piccola manifattura tradizionale. Ecco l’opinione in merito riportata da Milanofinanza.it dell’economista dei mercati emergenti di Standard Life Investments, Alex Wolf.

1. Il modello di sviluppo
Il rallentamento degli scambi commerciali a livello globale sta spingendo le economie emergenti a ripensare il modello di crescita. I paesi emergenti, in particolare quelli i cui modelli di sviluppo si basano sulle esportazioni, devono adattarsi a una domanda esterna debole, al basso prezzo delle materie prime e al ribilanciamento della Cina.

2. Gli scambi con l'estero
I dati del CPB (World Trade Monitor) mostrano che nei paesi emergenti i volumi degli scambi sono notevolmente diminuiti rispetto alla prima parte dell'anno e i dati sui singoli paesi evidenziano che le esportazioni sono rimaste deboli nel secondo trimestre. La debolezza della domanda interna cinese ha un certo peso (le esportazioni coreane sono scese del 6,8% nel secondo trimestre rispetto al 2,9% del primo), mentre a Taiwan le esportazioni sono in caduta del 9,8% contro il 4,1% del primo trimestre.

3. Il driver della crescita
Negli ultimi dieci anni il ruolo della Cina come driver della domanda nei mercati emergenti si è notevolmente rafforzato. A causa di questo, con il ribilanciamento dell'economia cinese e con il cambiamento del suo ruolo nelle supply chain globali, i paesi emergenti che dipendevano dalla forte domanda cinese saranno obbligati ad adattarsi di conseguenza. L’integrazione della Cina nell'economia globale ha avuto un effetto enorme sia in termini di volume che di struttura del commercio mondiale.

4. Importazioni in calo
In Cina il cambiamento è duplice, le importazioni del paese si stanno riducendo da un lato a causa del rallentamento della crescita e del riequilibrio della Cina, e dall’altro a causa dei movimenti verso l’alto della catena del valore e della strategia di import substitution. Se nel 2000 i componenti importati costituivano quasi il 55% delle esportazioni cinesi, oggi arrivano al 35%. La Cina sta quindi incrementando il suo valore aggiunto, così le supply chain globali perdono di rilevanza, mentre aumentano sempre più le reti di produzione locali. Questi cambiamenti hanno un effetto frenante sulla crescita complessiva del commercio globale, con la caduta dei flussi commerciali lordi, ma anche sulla crescita di quei paesi che hanno sempre esportato beni intermedi verso la Cina.

5. Chi ne beneficia
La storia ha dimostrato che quando la capacità industriale ad alta intensità si sposta da un paese all'altro, tende a rimanere nella stessa regione e lungo le stesse tratte di spedizione e logistica. I paesi che si trovano lungo le stesse rotte di navigazione come Cina, Giappone hanno un vantaggio naturale, così come i paesi che confinano direttamente con l'Europa e gli Stati Uniti. D’altro canto India, Africa e Medio Oriente si trovano davanti una strada tutta in salita.