Crisi Turchia: quali sono i titoli che soffrono di più a Piazza Affari

Dopo il deludente risultato elettorale in Turchia del partito guidato da Recep Erdogan, la Borsa turca è crollata (in un solo giorno -5%), così come la lira, finita sui livelli minimi (arrivata a trattare 0,36 rispetto al dollato). E le ripercussioni in Italia?

ESPOSIZIONE IN TURCHIA – Il nostro Paese, riporta Corriere Economia, è infatti il quarto partner commerciale della Turchia e alcune società di Piazza Affari hanno i propri interessi nel Paese. Tra le società maggiormente esposte c’è UniCredit che possiede indirettamente il 41% di Yapi Kredi, la banca che nel 2014 ha generato il 7% dell’utile operativo del gruppo. C’è poi Fiat Chrysler Automobiles che possiede il 38% di Tofas, storica joint venture di produzione di automobili, e la cui partecipazione rappresenta il 6% del valore Fca, che ha lasciato sul terreno il 4,4% in 5 sedute di Borsa.

ALTRE SOCIETA’ – Tra le società di medie dimensioni spicca Dea Capital, la cui partecipazione nella catena di supermercati Migros vale 206 milioni di euro e corrisponde a poco meno di un terzo del valore netto del portafoglio partecipazioni. Per Cementir l’esposizione è invece del 5% circa delle vendite complessive. Anche Cnh Industrial è azionista con il 37% di Turk Traktor produttore di macchine agricole il cui valore è stimato in circa 580 milioni di dollari. Un occhio sulla situazione turca anche da parte di Recordati che realizza nel Paese circa il 7% dei ricavi. Servizi Italia, società attiva nei servizi di lavanderia e sterilizzazione nell’ambito sanitario ha costituito una società con sede a Istanbul per sviluppare il business della sterilizzazione chirurgica sul mercato turco. Azimut è, infine, presente in Turchia attraverso un accordo con Bosphorus, società di gestione turca indipendente, con circa 400 milioni di euro di masse in gestione su un totale del gruppo di 30 miliardi, poco più dell’1% del totale.