Incertezza e volatilità caratterizzano i mercati finanziari delle ultime settimane. Oltre alla vicenda greca a preoccupare gli operatori si è aggiunta nelle ultime ore anche la situazione della Turchia post voto e le consuete altalene di dati macro economici. In che modo vanno quindi difesi i portafogli in vista dell’oblio estivo? Ha provato a rispondere Corriere.it.
I TASSI E I BOND – Escludendo l’ipotesi di uno scenario completamente negativo, scongiurato dalle azioni della Banca centrale che stanno comunque impedendo alla speculazione di agire contro l’euro senza nessun argine, chi investe in bond in questo momento rischia di essere sempre in ritardo. Perché quando i rendimenti erano alle stelle si potevano fare acquisti a prezzi super scontati, aspettando di guadagnare sul ritorno alla normalità. Adesso, pur in un contesto critico come quello degli ultimi giorni, i margini per questo meccanismo sono quasi inesistenti.
BTP ITALIA E VALUTE – Investire in bond quando i rendimenti salgono non è mai una passeggiata. La soluzione sembra essere il tasso variabile: i titoli che adeguano la cedola ai tassi o al costo della vita, come il Btp Italia. Più nel dettaglio la strategia nel caso di abbandono dell’euro da parte della Grecia obbliga a considerare strumenti denominati in valute diverse, destinando però una parte della liquidità ai titoli di Stato casalinghi che offrono il massimo della garanzia, Germania in primis. Una fetta importante andrebbe invece alle emissioni governative e societarie che hanno quali riferimento valutario il dollaro degli Stati Uniti, in particolare, ma anche le monete del Nord Europa o la sterlina del Regno Unito. Per la quota tricolore meglio i Btp Italia perché la ripresa dell’inflazione — che viene prevista da più fonti autorevoli, l’ultima è l’Eurostat — potrebbe premiarli. Per i Cct, i certificati del Tesoro legati al rendimento dei Bot o del tasso Euribor, il flusso cedolare previsto è ancora troppo basso per essere interessante.
NIENTE RIVOLUZIONI DI PORTAFOGLIO – Nel caso dello scenario più positivo non ci sono rivoluzioni da fare nel portafoglio obbligazionario. Gli strumenti a cedola fissa potranno dormire sonni tranquilli per buona parte dell’anno. In ogni caso, la composizione del portafoglio dovrebbe comprendere ancora una quota di Btp Italia e di emissioni in valuta estera. L’altalenante andamento dei mercati, tipico degli ultimi due mesi, potrebbe ripresentarsi in futuro e meglio sarebbe non farsi cogliere impreparati. Affiancare ai titoli a cedola fissa, una quota di emissioni indicizzate all’inflazione e di titoli in altre valute rappresenta un’idea da vagliare. Il peso di dollari & Co., a seconda della personale propensione al rischio, potrebbe variare tra il 10 e il 20% del capitale investito in strumenti obbligazionari.
PORTI SICURI NELLA TEMPESTA – Le Borse europee vantano ancora buoni risultati da gennaio: +18% per l’indice Eurostoxx 600 delle blue chip del Vecchio Continente e +25% per Piazza Affari. Che cosa può succedere adesso? Gli investitori scommettono su due scenari opposti, cui non viene attribuito il medesimo grado di probabilità. Da un lato c’è l’ipotesi poco probabile di un default della Grecia accompagnato dall’uscita del Paese dalla divisa unica europea. Uno schema che danneggerebbe (almeno nell’immediato) gravemente le borse dei paesi periferici, come Italia e Spagna e un po’ meno Parigi e Francoforte, giudicate più stabili sotto il profilo dei conti pubblici e dei fondamentali economici e di conseguenza meno sensibili a una crisi di fiducia. Questo scenario favorirebbe comunque i settori difensivi, come i farmaceutici, da Sanofi a Merck Kgaa, le utilities (Snam, Enagas), i telefonici (Telecom Italia, Telefonica).
E PIAZZA AFFARI? – Dall’altro in molti continuano a scommettere sull’individuazione di un accordo soddisfacente in grado di garantire sia i creditori che la sostenibilità del debito di Atene. Una soluzione che darebbe nuovo slancio ai listini periferici (in questo caso Milano e Madrid sarebbero le borse favorite) e ai settori più ciclici dell’economia, come le banche (Intesa Sanpaolo, Bnp Paribas, Deutsche Bank), gli industriali (Siemens, Prysmian), i beni di consumo (Inditex).