Come scrive Angelo Drusiani di Banca Albertini Syz sul Corriere.it, è il momento di capitalizzare i propri investimenti nei Btp, soprattutto se i guadagni raggiungono il 100% come capita a chi ha investito nel 2011 in titoli molto lunghi.
INVESTIRE IN BTP ITALIA – Cosa farne dei profitti? Per esempio, si può decidere di vendere la metà e di tenersi l’altra metà. Quindi dove investire il ricavato? In parte in titoli sicurezza (bund o similari) a rendimento nullo, spiega Drusiani. “Perché una parte del patrimonio va messo sotto tutela e difeso, anche se, per qualche tempo il ritorno sarà di segno negativo. In parte in Btp Italia, perché la loro durata non è lunghissima e perché basta un incremento modesto del costo della vita perché la cedola semestrale sia rimpinguata dal recupero dell’inflazione”.
I CONTI – È vero che le quotazioni possono salire ancora rispetto a quelle a cui si decide di vendere lo strumento che si ha in portafoglio, ma è pur vero che se l’utile è importante, incamerarlo rappresenta una strategia da approvare. “Facciamo qualche conto per capire di che cosa stiamo parlando. Chi avesse investito a novembre 2011 in Btp con scadenza 2029 si ritrova ad avere il capitale quasi raddoppiato. Che lo avesse fatto due anni fa vedrebbe il capitale incrementato di oltre il 60%. In ambedue i casi senza considerare il contributo degli interessi riscossi con cadenza semestrale”.
LA VENDITA – “Vendendo oggi si rinuncia ad altri 15 anni di cedole molto corpose e, oggi, assolutamente fuori da ogni schema, perché a servizio di un prestito emesso a fine anni Novanta, quando i rendimenti di mercato erano a livelli di gran lunga superiori a quelli odierni. Si tratta di 78,75 euro lordi, ogni 100 di nominale e 68,90625 al netto dell’imposta del 12,50%. Non c’è che dire, un importo significativo”.
POSSIBILI PERDITE – “A scadenza, in compenso l’incremento in conto capitale che si realizzerebbe vendendo in questa fase si riduce, passando dagli oltre 50 punti lordi di oggi a poco più di 20, se l’acquisto è di fine 2011, e mettendo a segno addirittura una perdita di circa 5 punti, nel caso l’acquisto sia di inizio 2013. Esattamente quanto si sta verificando per il Btp che fa capolinea il 15 aprile 2016”, conclude Drusiani.