Grillonomics e Grillo-portafoglio: come investire nell’era del MoVimento 5 Stelle

GRILLO-PORTFOLIO – Dalle ultime elezioni è emerso un quadro politico incerto e una situazione apparentemente ingovernabile per l’Italia. Un dato è però assodato: il boom del MoVimento 5 Stelle, ora primo partito alla Camera, seppur di pochi punti percentuali rispetto al Pd. Il programma economico (Grillonomics, dal report di Jp Morgan) di Beppe Grillo è ancora poco dettagliato, ma secondo Il Sole 24 Ore è possibile cercare di capire quale potrà essere il Grillo-portfolio, “ossia quell’insieme di titoli o settori che potranno beneficiare dell'influenza del MoVimento 5 Stelle nell'attività legislativa. E quali altri ovviamente potranno essere invece penalizzati”: un “esericizio di stile” da prendere con le pinze, consapevoli che in futuro le cose potrebbero cambiare.  

ENERGIE RINNOVABILI – Grillo punta molto sulle energie rinnovabili. Il quotidiano di Confindustria ricorda che il comparto viene da un periodo difficile e l’Irex Italian Renewable Index (indice delle otto small cap quotate alla Borsa Italiana) da un anno a questa parte registra un ribasso del 50%. Ma al contrario, “non è detto che la Grillo-economy possa penalizzare chi invece si occupa di conbustibili fossili, vista l'ampia diversificazione internazionale di un colosso come Eni”.

SETTORE BANCARIO – Un punto su tutti: divieto di incroci azionari tra il sistema bancario e quello industriale. Inoltre, ci sarebbero indicazioni per disincentivare o vietare l’indebitamento delle aziende. “Si tratterà di capire però quali saranno le indicazioni concrete di applicazione di questa stretta all'attività del sistema bancario”, sottolinea Il Sole 24 Ore.

INTERNET – Si sa il M5S punta molto su Internet, visto che nella rete il movimento è nato e cresciuto. La banda larga è infatti un nodo centrale del programma per rilanciare in particolare la piccola e media impresa. “Tra le big europee quotate rischia tuttavia una penalizzazione Telecom Italia, a seguito del progetto di statalizzazione della 'dorsale telefonica', con il riacquisto a prezzo di costo da parte della compagnia telefonica”.

INFRASTRUTTURE – No alla Tav e al Ponte sullo stretto di Messina, sì a investimenti per il trasporto pubblico locale, con particolare riferimento ai treni pendolari. Si tratta di capire però come queste potranno essere implementate. Un arma a doppio taglio perché ciò potrebbe escludere l’Italia dai grandi lavori a livello europeo.

EDITORIA E TV – Eliminazione dei contributi pubblici per le testate giornalistiche potrebbe avere un impatto marginale a livello di costi per lo Stato, ma cruciale per la sopravvivenza di qualche piccole testata. Inoltre, nessun canale televisivo con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l’azionariato deve essere diffuso con proprietà massima del 10%.

DEBITO – Cancellare una parte del debito. Ma il sito d’informazione Linkiesta sottolinea come non pagare una parte degli interessi sul debito significa – almeno in teoria – dire ai cittadini di rinunciare al rendimento dei loro titoli di Stato, visto che secondo i dati della Banca centrale europea il 63% del debito è nel portafoglio degli italiani. Senza contare che per le agenzie di rating questo significherebbe un default, una macchia indelebile per la credibilità del Paese.