I grandi l’hanno sempre vinta alla faccia delle piccole imprese

Stavolta metto in successione tre episodi (tre indizi che fanno una prova) che vengono a confermare come in questo Paese le cattive abitudini godano sempre di buona salute. Soprattutto quando gli interpreti sono autentiche star del comportamento disinvolto nel mirabolante mondo della finanza. Procediamo con ordine. Come è noto, in questi giorni si avvia a conclusione l’aumento di capitale di Rcs. Comunque vada a finire, toccherà alle banche sobbarcarsi una parte rilevante di titoli inoptati. In cambio, ecco una bella fetta dei quattrini confluiti nelle casse del gruppo editoriale per scongiurare il tracollo dei conti che verrà immediatamente girata ai creditori bancari i quali, a loro volta, inietteranno nuova finanza nelle casse della società.

È quel che si dice una spettacolare “partita di giro” (per i comuni mortali, una presa in giro) che servirà soprattutto alle banche. In questo modo, infatti, si terranno al riparo da brutte sorprese, evitando di girare a sofferenza crediti a suo tempo elargiti con grande generosità. Anche perché, ieri come oggi, due istituti del calibro di Mediobanca e Intesa Sanpaolo figurano tra i principali azionisti di Rcs, membri del patto di controllo. Converrete che è difficile immaginare un conflitto di interessi più evidente. Ma per i giornali questi non sono argomenti tali da meritare analisi approfondite e, magari, affiancate da commenti autorevoli per stigmatizzare.

Assai meglio, invece, dare ampio risalto alle dichiarazioni di Alberto Nagel che sottolinea la volontà di Mediobanca di uscire da Rcs. Già. Probabilmente quando si troverà un compratore eccellente che acquisterà con i soldi prestati dalle banche. Ma questa è una nostra riflessione, non certo la domanda all’a.d. di un giornalista improvvisamente desideroso di fare il proprio mestiere.

Passiamo al secondo episodio: la storia è sostanzialmente la stessa. Qui il centro della scena lo conquista di nuovo Risanamento, da anni oggetto di un complesso (e costoso) piano che ha comportato pesanti sacrifici per le banche coinvolte. Una matassa piena di problemi che vanno dall’intervento della magistratura su Santa Giulia al gran pasticcio di Sesto San Giovanni. Adesso, dopo tanti colpi di scena, torna in pista Luigi Zunino, che ha lanciato una “quasi opa” sulla società, salvo poi restituire l’area di Santa Giulia alle banche in modo che queste possano cederla a Fimit. Ecco allora che dopo aver evitato il collasso del gruppo con un pesante investimento, le banche fanno un passo indietro a favore di due acquirenti: il vecchio proprietario Zunino e Fimit. Naturalmente, le acquisizioni di entrambi saranno finanziate dalle stesse banche oggi azioniste. Sempre a proposito di giri (o gironi infernali?).

E, per terminare in bellezza (si fa per dire), si è appresa la fine del duello tra Marco Tronchetti Provera e la famiglia Malacalza. Quest’ultima ha ottenuto un buon risultato: invece di stare sul sedile posteriore di Camfin e Gpi, senza poter interferire nelle decisioni di Tronchetti Provera, ha acquisito una quota del 7% di Pirelli, una delle aziende più interessanti del listino italiano. Un investimento finanziario ma che potrà avere buoni sviluppi di tipo industriale.

Peccato però che il mercato, o meglio, il cosiddetto “parco buoi” si sia visto sfilare davanti al naso questo baratto di azioni senza poterne trarre alcun vantaggio. Si sono fatti – e disfatti – patti di sindacato e accordi di vario genere per arrivare a un risultato che congela la situazione per i prossimi quattro anni, in attesa che Tronchetti Provera decida il da farsi. E questa situazione di stallo è resa possibile, com’è nelle cose di questo Paese, dal sacrificio “bancario”, nella fattispecie di Intesa e UniCredit che – in barba al credit crunch, a Basilea 2 o 3 e agli altri vincoli ben noti – hanno trovato conveniente comprare azioni di una holding finanziaria come Camfin. Non a sostegno di nuovi investimenti industriali bensì del mantenimento dello status quo, con tanti saluti all’economia reale in profonda sofferenza.