Dunque, dalla metà di luglio il Montepaschi è una banca contendibile. È caduto il vincolo del 4% (finora si potevano acquistare quante azioni si volevano ma i diritti di voto non potevano superare il tetto del 4% ad eccezione della Fondazione) e chi vuol comprarla può farsi avanti. Già, ma chi vuole comprarla? Secondo gli advisor di alcuni fondi kazaki (sì, proprio kazaki) il problema del Montepaschi non è tanto che possa essere venduto, ma chi possa comprarlo. Ai loro clienti hanno consigliato di non farlo.
E mentre il Comune di Siena, ancora proprietario attraverso la Fondazione Mps della quota di maggioranza relativa, sta cercando un’azionista disponibile a non effettuare traslochi troppo dolorosi, sul mercato ci si chiede se la banca possa stare ancora in piedi e per quanto tempo, prima di essere nazionalizzata tramite 4 miliardi di Monti- bond. Il presidente Alessandro Profumo e l’a.d.Fabrizio Viola si dicono soddisfatti dell’andamento del piano industriale ma basta parlare con un capo area che le opinioni divergono.
Insomma la preoccupazione è alta. E c’è chi comincia a chiedersi se Profumo sia l’uomo giusto. Inevitabilmente si torna a ripercorrere il suo passato a Unicredit. Il suo score alla banca di Piazza Cordusio non è proprio di quelli da incorniciare. Unicredit è uscito con le ossa rotte e un bel gruzzolo di miliardi (una decina) da trovare per non capitolare.
Oggi la cura Ghizzoni, che ha sostituito Profumo, comincia a dare i suoi frutti e Unicredit si è rimesso sulle gambe. La scommessa che era stata fatta ai tempi di Profumo era molto simile a quella del Montepaschi: i tassi in salita. È successo quello che è successo. Intesa Sanpaolo, invece, aveva impostato la sua strategia all’opposto: azzeccandola.
Ma c’è di più. Nei giorni scorsi gli ex vertici del Montepaschi sono incappati in una nuova rogna. Su di loro è stato aperto un fascicolo per reati fiscali relativi agli esercizi dal 2005 al 2008, per minor gettito per l’erario di quasi 180 milioni. Undici gli indagati: dall’ex presidente e l’ex ad Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, fino a Pier Luigi Fabrizi e Emilio Tonini, rispettivamente presidente e direttore generale fino al maggio 2006. Finirà tutto in una bolla di sapone, anche perché la prescrizione è alle porte. Ma sul sapone si può scivolare…