Giovani e indebitati: il 16% dei prestiti chiesti da chi ha meno di 30 anni

L’INDAGINE – Li chiamavano generazione 1.000 euro e adesso si scopre che, di quella cifra, buona parte viene usata per pagare i prestiti contratti prima ancora di aver compiuto 30 anni. Stando a un’indagine condotta dal comparatore Facile.it in collaborazione con Prestiti.it, che ha preso in esame oltre 50mila richieste di prestito personale presentate in Italia da gennaio a luglio 2013, i finanziamenti richiesti dagli under 30 rappresentano quasi il 16% delle domande di prestito personale (15,7%).

I MOTIVI DEL PRESTITO – Non si deve però cadere in facili moralismi e credere che i giovani italiani che chiedono un prestito personale assomiglino più alla cicala che alla formica: in realtà, sembrano avere la testa sulle spalle e reagiscono come possono alla crisi economica che colpisce loro più di tutti. La maggioranza vuole un finanziamento per comprare l’auto, ma usata (31,8% dei prestiti totali richiesti) o per avere liquidità con cui affrontare spese varie, magari impreviste (16,5%). Dato poi che comprare casa è sempre più difficile, molti scelgono di ristrutturare quella in cui abitano (magari con i genitori) e allora al terzo posto fra le finalità per cui i giovani si rivolgono a banche e finanziare ecco proprio la ristrutturazione di immobili (9,3%).

IL PROFILO – Il profilo tipo del richiedente under 30 corrisponde a quello di un uomo (75% delle domande), di 26 anni che mira ad ottenere un finanziamento pari a 9.650 euro. Lo stipendio medio di chi ha meno di 30 anni e vuole un prestito personale è pari a 1.470 euro e la durata del piano di ammortamento che preferisce è pari a 55 rate, vale a dire 4 anni e 8 mesi.

GEOGRAFIA – Non sorprende che le regioni in cui, percentualmente, le richieste di prestito presentate dagli under 30 sono più alte siano anche quelle in cui trovare un impiego è più semplice. Così, se come detto a livello nazionale i finanziamenti ai giovani rappresentano il 15,7% del totale, in Lombardia diventano il 18,4%, in Veneto il 18,2%, in Trentino Alto Adige il 18,1% e in Piemonte il 17,1%.