Come investire in small cap secondo Banknord

Luca Riboldi è direttore degli investimenti di Banknord – boutique italiana indipendente specializzata  nella gestione di capitali e consulenza su grandi patrimoni-. Insieme al suo team di gestione  è anche advisor sull’ azionario Italia della Sicav Athena long/short.

Qual è la vostra filosofia d’investimento?
La nostra filosofia d’investimento si basa sul modello statunitense del Value Investing, che consiste nella selezione di titoli di aziende il cui valore risulta inespresso e sottovalutato. Adottiamo dunque un approccio bottom up, partendo sempre da un’attenta analisi del valore degli asset aziendali, dei margini e della crescita attesa delle aziende prese in considerazione. Non solo, ma preferiamo incontrare e conoscere di persona il management dei titoli che copriamo. E’ un’analisi lunga e attenta che quando porta a decisioni d’investimento, ne seguono prese di posizione di lungo periodo.

Qual è la vostra posizione sul mercato italiano?
Il mercato azionario Italiano è uno dei più economici se si considera il rapporto Prezzo/Patrimonio netto che oggi è intorno a 0.9 con un trading range negli ultimi 30 anni tra 0.6 e 2.2 . Basti pensare che lo stesso indice sul mercato americano  sta a quasi 3 volte tanto. Il problema in Italia è la bassa redditività delle aziende, specialmente quelle legate al mercato domestico come banche, assicurazioni, media, i telefonici, alcuni retailer e industriali con poco export.   Fino al primo semestre del 2013 i mercati hanno premiato i titoli con esposizione globale come il lusso, alcuni industriali fortemente orientati all’esportazione e titoli difensivi legati a settori come l’alimentare e le bevande. Nell'ultima parte dell’anno ci aspettiamo un rotazione già parzialmente in atto a favore dei titoli più esposti all’economia Italiana ed Europea che sono storicamente molto a buon mercato.

Il segmento delle small cap italiane è cresciuto nell’ultimo anno di circa il 40%, conviene ancora investire?
Anche se la fase di forte sotto performance della Borsa italiana rispetto alle maggiori borse mondiali dovrebbe essere finita, prima di vedere una forte ripresa è indispensabile che il governo Italiano proceda in modo deciso con  riforme strutturali da troppo tempo al palo. In generale il segmento delle small cap, che era ampiamente sottovalutato all’inizio dell’anno, è tornato a livelli più appropriati e molti titoli sono correttamente valutati. Alcuni, almeno il 30% di queste small cap, rappresentano ancora buone occasioni, anche se non eccellenti come a inizio anno.

E voi come vi comportate?
Essendo titoli poco liquidi, vista la modesta capitalizzazione (mediamente 200-500 milioni di euro),  per noi diventa necessario avere un ritorno atteso molto più alto rispetto ad una large cap o di un titolo ad alto dividendo. Per esempio se compriamo una blue chip anche per un ritorno del 10-15%, da una small cap nello stesso arco temporale investiamo solo se i ritorni attesi sono superiori al 30%.  Noi li desumiamo dall’incrocio di due valutazioni, una assoluta, basata sull’attualizzazione dei flussi di dividendi e di cassa futuri, e una relativa analizzando cioè i multipli: P/E , parametri come l’enterprise value/EBIT, e il price to book value.

Quindi cosa consigliereste a chi intendesse investire in small cap?
In generale la regola base è investire se il business presenta tassi di crescita del fatturato e, possibilmente degli utili, elevati. Ma attenzione, la crescita deve essere organica:  guardare all’innovazione di prodotto o a un business model innovativo oppure, ancora, se sono previsti ingressi in nuovi mercati geografici. Analizziamo i mercati e i settori in cui opera per capire bene i driver e le dinamiche competitive. Facciamo attenzione che non abbiano singoli clienti con peso superiore al 10% del fatturato. Esaminiamo la storia: per esempio se una società è stata a lungo sottovalutata, può aver superato un periodo di difficoltà, cambiare e presentare nuove prospettive di crescita.
Conoscere il management è poi fondamentale, tanto più in una piccola realtà dove il top management è spesso una persona sola, quindi non condivide le responsabilità con altri manager e si espone a maggior margini d’errore.

Vedete delle opportunità d’investimento in questo momento?
Vediamo ancora delle buone occasioni anche se le incertezze in Italia sono ancora molte.
In particolare riteniamo che Il Sole 24 Ore da sempre trattato a multipli molto bassi, stia finalmente procedendo a tagli di costi e dismissioni che ci fanno ben sperare. Ci piace Biesse, anch’esso storicamente sottovalutata, ha superato le difficoltà di mercato ristrutturando molto l’azienda e grazie a al business molto sviluppato all’estero. Infine El.En che è ancora molto sottovalutata.