Le stelle non stanno a guardare, ma non sembrano nemmeno troppo favorevoli. Che anno di Borsa sarà il 2014? Tanto per cominciare le statistiche non prevedono un nuovo anno da record. Inoltre c’è il fantasma di Wall Street. Il grafico di fine anno ricalca quasi pedissequamente quello del 1929. Segnali di sciagure all’orizzonte? C’è chi è arrivato non solo a dire di sì ma a pronosticare il 14 gennaio come giorno del disastro prossimo venturo. Per fortuna, oltre agli stregoni, esistono gli analisti, abituati a studiare e a trarre conclusioni sui fondamentali e non sulle congetture.
Dunque c’è da stare tranquilli. Concordano all’unanimità sull’assoluta impossibilità di un remake di un evento come quello del 1929 ma anche di un rovescio. Piuttosto Wall Street, come un po’ tutti i mercati occidentali, non ha davanti un anno scoppiettante ma che comunque qualche soddisfazione la darà. Secondo uno studio di Birinyi Associates, dal 1927 in poi ci sono stati 23 anni in cui l’S&P500 ha guadagnato più del 20%, ma solo raramente l’anno successivo è cresciuto più del 6,4% (la media annuale dal 1927 in poi è pari a un aumento del 5,5%). In un’unica occasione il guadagno superiore al 20% dell’S&P ha inaugurato una serie di rialzi a due cifre: nel 1996 il listino era cresciuto del 20%, nel 1997 è balzato del 31%, quindi è salito ancora nel 1998 e nel 1999, rispettivamente del 27 e del 20%.
Anche gli economisti guardano le statistiche e lanciano avvertimenti a non aspettarsi un 2014 spumeggiante come il 2013. “Certamente non prevediamo che i ritorni dell’anno prossimo siano paragonabili a quelli di quest’anno”, ha detto Scott Wren, analista di Wells Fargo Advisors, che prevede per l’S&P un rialzo tra il 2 e il 5% nel 2014. Sulla stessa linea anche Jack Ablin, responsabile degli investimenti di Bmo Private Bank: anche se è lecito guardare con ottimismo al prossimo anno, il mercato azionario “sta sfidando i fondamentali” e una correzione ci potrà essere, motivo per cui per l’S&P non si prevede che un guadagno “attorno al 3,4% all’anno per i prossimi tre anni”.