Conviene investire sui “mercati di frontiera”? Non è ancora il momento

I MERCATI DI FRONTIERA – In principio erano i Paesi emergenti. Definizione politicamente corretta per indicare quelli che un tempo furono chiamati Paesi “poveri” e poi “in via di Sviluppo”. Da tempo questa etichetta non basta a contenere un mondo di mercati che, sulla scia della globalizzazione, è esploso.

TRENTINA DI PAESI – "Oggi", afferma Vincenzo Somma direttore di Altroconsumo Finanza, "vogliamo spostare l’asticella della nostra attenzione più in là, ai Paesi definiti “mercati di frontiera”. Variano a seconda degli osservatori. Msci (uno dei principali fornitori di indici che descrivono l’andamento dei mercati) indica una trentina di Paesi. Alcuni come Vietnam, Pakistan e Nigeria li abbiamo già citati. Altri sono novità”.

I PAESI – In America gli analisti segnalano Argentina, Trinidad & Tobago e Giamaica. In Asia Bangladesh e Sri Lanka. In Africa Ghana, Botswana, Marocco, Kenia, Tunisia, Zimbabwe e Mauritius. In Medio Oriente: Libano, Oman, Palestina, Arabia Saudita, Giordania… In Europa c’è solo l’imbarazzo della scelta. Buona parte dei Paesi dei Balcani (mancano giusto Albania, Macedonia e Montenegro), alcuni Paesi baltici, l’Ucraina…

IL PASSATO DEGLI EMERGENTI – Quindi cquali sono le opportunità d’investimento? Nella tabella preparata da Altroconsumo Finanza si vede come si sono mossi i mercati emergenti e quelli delle nuove frontiere, confrontati con le Piazze mondiali sia tenendo conto dei soli Paesi sviluppati, sia allargando lo sguardo a tutto (o quasi) l’investibile. Salvo che nel 2013 gli emergenti si sono mossi nella stessa direzione dei Paesi sviluppati, ampliandone le mosse. Salvo il 2010 le nuove frontiere si sono, invece, rivelate sempre la brutta copia dei mercati avanzati. In finanza il passato non è mai indicativo di come sarà il futuro, ma il messaggio è chiaro.

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L’IMPATTO DEL TAPERING – Anche perché il primo scorcio di 2014 ci ha mostrato come alle prime avvisaglie di minore “generosità” nello stampare dollari da parte della Banca centrale Usa, molti investitori siano fuggiti dagli emergenti. Nel 2014 si dovrebbero stampare sempre meno dollari e non è escluso che gli emergenti ne risentano ancora. Non a caso un mese gli analisti di Altroconsumo Finanza avevano suggerito di limitare il peso di India, Cina, Russia e Brasile nei propri portafogli.