Nei portafogli più azioni e meno obbligazioni

OBBLIGAZIONARIO INSICURO? – Fino al terzo trimestre dello scorso anno (ultimi dati elaborati dall’Associazione italiana private banking), i portafogli private erano investiti per oltre il 50% nel reddito fisso e in liquidità, un terzo nel risparmio gestito, mentre le azioni, mediamente, superavano di poco il 10% del patrimonio. Lo riporta il sito Corriere.it. Oggi, che l’obbligazionario non rappresenta più una spiaggia sicura e offre rendimenti molto contenuti su tutte le principali valute, si fa un passo più lungo verso l’azionario, ma senza abbassare la guardia, pronti a ritirarsi in difesa al primo segnale d’allarme. Sul fronte azionario, per i gestori, una buona riserva di caccia, sono l’Europa e gli Usa, da dove arrivano i primi segnali di miglioramento delle economie, facendo sperare in fatturati e utili aziendali in crescita.

MEGLIO I CORPORATE BOND – Sul fronte obbligazionario, invece, si è sempre più cauti e, al posto dei governativi, si privilegiano i corporate bond e gli high yield. “La crisi”, scrive ancora il Corriere.it, “ha profondamente modificato l’approccio all’investimento del cliente private, la performance non è più prioritaria, ma è sempre più forte la preoccupazione per il controllo del rischio, dunque, per mantenere la stabilità del portafoglio, è indispensabile scegliere strumenti flessibili che diano al gestore ampi margini di manovra”.