LA SENTENZA – La sentenza della Corte Suprema non è favorevole all’Argentina, costretta ora a pagare circa 1,3 miliardi di dollari agli hedge fund titolari di bond andati in default. Inoltre, i possessori di bond possono far ricorso alle corti americane per costringere Il Paese sudamericano a svelare dove controlla proprietà nel mondo per facilitare il recupero dei fondi. Lo riporta il sito Wall Street Italia.
LA SCADENZA BOND – Una decisione, quella americana, che fa salire lo spread dei titoli di Stato argentini a 800 e i credit default swap del paese a 1.788. A preoccupare è un possibile "default tecnico" del Paese, che il 30 giugno ha in calendario il pagamento ai possessori di bond con scadenza 2033 che hanno aderito al concambio. Buenos Aires ha detto di non poter far fronte al pagamento in calendario e a quello degli hedge fund, agitando di fatto lo spettro di un default.
I RISCHI OLTRE I CONFINI – Ma i rischi – ha avvertito l’Argentina – potrebbero anche andare al di là dei confini dell’Argentina, minacciando i mercati internazionali e ostacolando il processo di ristrutturazione del debito. La Corte Suprema americana rifiutando il caso e senza pubblicare commenti, conferma la precedente sentenza: l’Argentina non può procedere con i pagamenti sul suo debito ristrutturato a meno che non paghi gli hedge fund che hanno rifiutato l’offerta di concambio con gli 1,3 miliardi di dollari che spettano loro. Fra gli hedge fund ad attendere l’assegno dell’Argentina figurano Aurelius Capital Management ed Elliott Management.