Manca una finanza che sia di supporto

Numerosi messaggi indicano la necessità di ridurre il peso del credito bancario nel finanziamento delle imprese e nel passivo di qualsiasi operatore economico. Il governatore nella sua relazione ha chiaramente indicato questa esigenza quale strumento per sciogliere lo stato di stretta creditizia. Gli studi sulla struttura finanziaria delle imprese evidenziano da anni sottocapitalizzazione sistematica, ma non è semplice immaginare la crescita dei mezzi propri causa bassa disponibilità dei soci a conferire o reinvestire capitali di rischio, difficoltà strutturali nel disporre forme subordinate, ibride o strutturate, percosse dagli eventi degli ultimi anni, e indisponibilità nelle imprese storicamente controllate da famiglie o soci consolidati ad accogliere soci inevitabilmente portati a ricoprire ruoli di responsabilità.

Paghiamo quindi assenza o carenza di investitori istituzionali, sovereign, pubblici, internazionali o nazionali, finanziati attraverso capitali privati, collettivi orientati alla gestione attiva di portafoglio, alla partecipazione strategica o a funzioni di merchant banking o private equity. I soggetti comunque operanti non dedicano capitali compliant alla domanda sul mercato italiano, oppure intervengono con finalità più finanziarie che imprenditoriali, orientati ad acquisire partecipazioni per conseguire obiettivi diversi invece che coerenti con quelli dei soci originari.

La finanza opera così spesso fine a se stessa e non quale corporate finance, quindi non a supporto delle imprese. Esiste una preferenza eccessiva nella ricerca di fondi comunque pubblici controllati dal Mef, dalla Cdp o da strutture cui partecipa a diverso titolo la pa, con effetto spiazzante nei confronti delle iniziative private. L’accoglienza verso soggetti esteri è spesso negativa o sospetta, letta in ottica di conquista e correlata perdita dell’autonomia, anche perché non corrisponde ad analoghi investimenti italiani all’estero. Il riscontro statistico ci indica che l’interesse prevalente è verso aziende maggiori e/o di qualità eccellente, mentre la domanda prevalente proviene da nuove iniziative o che si predispongono a crescere o a risolvere stati di difficoltà. Una finanza quasi avversaria, non di supporto.