Cinema e finanza, il sodalizio funziona

La notte prima degli esami Federica Lucisano l’ha vissuta a Londra prima dell’incontro con gli analisti della City che la interrogheranno sull’Ipo della Lucisano Media group, la premiata ditta della commedia all’italiana creata dal padre Fulvio. L’ingresso all’Aim, la Borsa delle pmi, il prossimo 16 luglio, della factory cui si deve la nascita di Fantozzi, i successi di Massimo Troisi, del tassinaro di Alberto Sordi e di altre 240 pellicole che compongono la library di casa non è peraltro una prima assoluta. La tendenza è stata inaugurata dalla Leone Film, portata a fine 2013 in Piazza Affari dai figli dell’indimenticabile Sergio.

Poi, a giugno, è stata la volta di Notorious Pictures. Prima dello sbarco di Lucisano group che si candida come una delle grandi sorprese al botteghino della prossima stagione grazie al lancio in Italia di “Qu’est-ce qu’on a fait au bon Dieu?”, la commedia campione di incassi in Francia. Ma conviene investire al cinema? E perché questa improvvisa migrazione da Cinecittà a Piazza Affari? Perché, si può rispondere, il decollo dell’Alternative Italian Market ha reso possibili formule finanziarie flessibili, sia per attirare investitori istituzionali del settore che per consentire ai privati di scommettere un chip su attività che possono offrire liete sorprese.

La Leone Film, grazie ad un marchio tra i più solidi, ha i numeri per giocare un proprio ruolo nei palcoscenici che contano, Hollywood compresa. Lucisano Media (38,2 milioni i ricavi 2013, ebitda di 17,6 milioni, posizione finanziaria netta di 37,2) ha un programma ambizioso di crescita nelle sale, grazie ai quattrini raccolti con la quotazione (poco meno di 15 milioni). Senza dimenticare il vecchio amore, la produzione: in autunno usciranno in Italia le due ultime fatiche di Claudio Bisio e Paola Cortellesi, ma ci sarà anche, in campo internazionale, una partecipazione nel prossimo film di Nicolas Winding Refin, regista di Drive.