Ormai siamo al 6° anno di crisi economica. In Italia si è manifestata in Italia con tutta la sua forza da qualche anno, ma ha cominciato a destabilizzare gli equilibri nazionali già dal 2008. Da allora, scrive il sito Nanopress.it, non sono mancati i politici che si sono susseguiti negli anni e nei governi, per rassicurare gli italiani che finalmente potevano tirare un sospiro di sollievo, poichè veramente prossimi alla ripresa. Ma la verità è un’altra. In tutti questi anni, ovvero dal 2008, anno in cui si è ufficialmente ‘manifestata’ la crisi economica, dai politici abbiamo raccolto solo dichiarazioni e proclami. Tutti hanno sempre rinviato all’anno successivo il momento della ripresa. Ecco l’elenco delle dichiarazioni raccolte da Nanopress.it
– Nel 2009 l’Italia potrà agganciarsi alla ripresa internazionale chiudendo l’anno con un pil a +0,4 per cento
(Confindustria, settembre 2008).
– Basta con gli allarmismi, per affrontare la crisi i soldi ci sono già. Il peggio è passato
(Renato Brunetta, marzo 2009).
– Crisi? La paura è finita. Ci sono segnali di speranza. Il peggio è alle spalle
(Giulio Tremonti, aprile 2009).
– Basta con la crisi, è l’ora della ripresa
(Renato Brunetta, giugno 2009).
– L’Italia è in forte ripresa, prima in Europa, i segnali sono evidenti anche all’Ocse
(Silvio Berlusconi, agosto 2009).
– La crisi sta passando, ma non si apre un’età dell’oro
(Giulio Tremonti, settembre 2009).
– Mi aspetterei che tutte le fabbriche del disfattismo e del pessimismo la smettano di produrre un’atmosfera che non è soltanto di odio e di violenza nella politica ma che è anche negativa sul piano dei consumi e degli investimenti. La ripresa ci sarà nel 2010
(Silvio Berlusconi, dicembre 2009).
– La crisi è alle spalle. E’ iniziata la risalita, ma è lenta
(Silvio Berlusconi, marzo 2010).
– Ritengo che il 2011 sarà un anno di ripresa di cui già abbiamo iniziato a cogliere qualche segnale. Non possiamo escludere altre turbolenze della area euro: l’Italia è al riparo da attacchi speculativi, ed è merito del governo che ha tenuto in ordine i conti pubblici ma soprattutto delle famiglie e delle imprese dei lavoratori. Per i mercati le aspettative contano molto. Se si fosse aperta una crisi di governo le conseguenze avrebbero potuto esser gravi, e per questo sentiamo il dovere di continuare a governare
(Silvio Berlusconi, dicembre 2010).
– Crisi? Italia a posto entro tre mesi
(Renato Brunetta, agosto 2011).
– L’Italia è in crisi? Ma se i ristoranti sono pieni. L’Italia è un paese benestante, con i ristoranti pieni e i biglietti aerei prenotati‘
(Silvio Berlusconi, novembre 2011).
– Ci sarà una ripresa graduale dell’economia nel corso di quest’anno. Le misure straordinarie della Bce, assieme al consolidamento fiscale hanno provocato un miglioramento significativo
(Mario Draghi, marzo 2012).
– Abbiamo risanato il Paese, ora tocca alle imprese
(Elsa Fornero, agosto 2012).
– L’Italia presto fuori dalla crisi. La ripresa è dentro di noi
(Mario Monti, settembre 2012).
– L’Italia è in ripresa
(Corrado Passera, novembre 2012).
– L’anno prossimo sarà un anno in ripresa per l’andamento dell’attività economica, il 2013 sarà crescente. La luce della ripresa, anche se non voglio riprendere immagini abusate, si vede
(Mario Monti, dicembre 2012).
– La recessione finisce nel 2013. Ripresa economica dal 2014
(Istat, maggio 2013).
– La recessione è agli sgoccioli, l’Italia ne uscirà entro la fine del 2013
(Fabrizio Saccomanni, luglio 2013).
– Ci sono segnali di ripresa
(Enrico Letta, agosto 2013).
– La ripresa non si vede, ma è a portata di mano
(Enrico Letta, novembre 2013).
– L’economia italiana mostra segnali di una stabilizzazione della produzione. Crescita contenuta nel 2014, e ripresa vera nel 2015
(Commissione Europea, maggio 2014).
– L’Italia sta facendo grandi progressi nell’agenda di riforme strutturali. Siamo ancora in recessione a causa della crescita negativa, ma questa sta finendo e ci aspettiamo una crescita positiva a partire dal 2015
(Pier Paolo Padoan, settembre 2014).
– La ripresa nel 2016. La crisi finirà solo quando tornerà una piena fiducia nell’economia, quando le imprese torneranno ad assumere rischi, investire, creare lavoro. Questo dipende da molti fattori, inclusa la politica monetaria ma soprattutto dall’attuazione delle riforme che sosterrà la credibilità
(Mario Draghi, ottobre 2014).