CorrierEconomia ha esaminato i 196 fondi azionari area euro large cap (cioè specializzati in grandi aziende) ricavandone i 18 comparti con rendimenti (da inizio 2014, a 12 mesi e a tre anni) superiori alla media di mercato e con costi complessivi annui inferiori alla media.
OCCHIO AI COSTI – Questo perché soprattutto in uno scenario di tassi bassi, il costo dello strumento scelto per investire è ancora più determinante del solito. Se un fondo azionario chiede in media il 2% l’anno in un’epoca dove si può guadagnare il 10% la spesa incide per un 20%. Se il guadagno scende al 6% una spesa del 2% pesa per un terzo.
RENDIMENTI – Alcuni — come nel caso dei comparti Henderson Horizon Fund – Euroland Fund A2 e JPMorgan Funds – Euroland Dynamic A — hanno offerto rendimenti a tre anni di oltre 25 punti percentuali al di sopra dei concorrenti con costi annui vicini al 2%. Altri — come nel caso di Pictet-Euroland Index-P e Fidelity Funds – Euro STOXX 50 Fund Y — sono stati in grado di fare meglio delle medie di rendimento di categoria a fronte di spese annue inferiori al punto percentuale.
LE ALTERNATIVE AI FONDI – Restando in tema di costi ridotti, sono stati individuati anche i sei etf azionari area euro (ce ne sono in tutto 33), che hanno superato gli stessi filtri imposti ai fondi (rendimenti superiori e costi inferiori alla media), a dimostrazione che alcuni prodotti passivi sono competitivi e si candidano come valida alternativa ai fondi a gestione attiva.
STOCK PICKING – La pressione sui gestori attivi è dovuta principalmente al fatto che, dopo essere riusciti a generare valore aggiunto per i sottoscrittori per oltre tre decenni, i fondi azionari, in media, non sono stati in grado di superare i propri benchmark dal 2009. Come fare quindi? Con la giusta strategia, come lo stock picking, cioè un numero di titoli ridotto nel fondo per conseguire elevati rendimenti superiori alla media di mercato, grazie alla rigorosa selezione delle società.