Parma: in manette il presidente Giampietro Manenti

Il presidente del Parma, Giampietro Manenti, finisce in manette con l’accusa di concorso in tentato reimpiego di capitali illeciti

L’OPERAZIONE – Con il numero uno gialloblù sono state arrestate altre 21 persone. Tra i reati contestati agli arrestati ci sono anche peculato e autoriciclaggio con l’aggravante del metodo mafioso (aggravante che non è contestata a Manenti). L'operazione, denominata "GFB-Oculus", delegata dalla Procura della Repubblica della capitale ed è stata eseguita dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Roma, che hanno effettuato oltre 60 perquisizioni su tutto il territorio nazionale.

IL RUOLO DI MANENTI — L'accusa per Manenti è dunque quella di concorso in tentato reimpiego. La sua posizione, spiega la Gazzetta dello Sport, entra incidentalmente nell'inchiesta con una intercettazione. È il presidente del Parma a contattare un "milanese", titolare di un'agenzia investigativa. Si concorda un accordo, "cinquanta per cento e cinquanta per cento", questo dicono nelle intercettazioni. I soldi, frutto della clonazione di carte e di hackeraggio, devono entrare nella disponibilità del Parma per essere in qualche modo ripuliti.

ACQUISTO SIMULATO – Così a metà febbraio, il personaggio si reca allo stadio dei Tardini per un acquisto simulato di biglietti, ma l'operazione con le carte di credito clonate fallisce. La cifra di cui parlano i due era di 4 milioni e mezzo. Si era proprio alla vigilia di alcuni pagamenti del Parma. In pratica, il club calcistico in questo caso sostituiva le Fondazioni, lo strumento principale che nell'ambito dell'inchiesta era utilizzato per la cosiddetta triangolazione illecita.