Quando investire nei club minori esteri diventa una moda

Sta nascendo un nuovo business per i presidenti italiani, quello di investire nei club minori esteri. Come ha fatto Igor Campedelli, ex patron del Cesena, che ha comprato il club portoghese dell’Olhaense, oppure come il presidente della S.C.C. Napoli, Aurelio De Laurentiis, che ha puntato la sua attenzione sulla squadra londinese del Leyton Orient.

RIPARTIRE DALL’ESTERO – Campedelli riparte dall’estero, dalla Primeira Liga, dopo aver ceduto la proprietà del Cesena alla famiglia Lugaresi. E riparte dai giovani, dando la possibilità ai club italiani di testare i giocatori in un campionato difficile e ai ragazzi di esibirsi in stadi caldi come quelli di Benfica, Porto e Sporting Lisbona. L’obiettivo di Campadelli è quindi tentare un nuovo business, partendo dal “basso” con il pallone, abbattere i costi di gestione e puntare sul progetto tecnico. Il patron partenopeo, invece, vorrebbe entrare addirittura nel calcio britannico avendo puntato gli occhi sul Leyton Orient, squadra minore dell’est di Londra.

IL MODELLO – L’esempio seguito è quello di Giampaolo Pozzo che è stato il primo a sperimentare questa manovra. Infatti, l’imprenditore friulano, oltre all’Udinese, possiede il Watford in Inghilterra e il Granada in Spagna. Le tre squadre si scambiano i giocatori, li fanno maturare e, al momento dell’esplosione, incassano con la cessione. In questo modo, l’Udinese ha riportato 60 milioni di plusvalenze. Più sono le società controllate, più le opportunità di trading e le plusvalenze aumentano.