Dove sta andando la Turchia? L’economia turca compirà un atterraggio duro o morbido; probabilmente resterà dove si trova: in una posizione intermedia tra Europa, Asia e Medio Oriente? A queste domande ha cercato di rispondere il capo economista di East Capital, Marcus Svedberg, secondo cui “l’aspetto più difficile riguardante la situazione economica attuale della Turchia è che le previsioni a breve, medio e lungo termine appaiono piuttosto diverse”.
Mentre le previsioni a breve termine sembrano mostrare un miglioramento crescente (il Paese probabilmente è stata anche uno dei principali paesi beneficiari delle operazioni di erogazione liquidità da parte della Bce nel primo trimestre del 2012), nel medio termine appare tuttavia più problematico, perchè la situazione economica resta squilibrata. “L’inflazione e il disavanzo delle partite correnti sono troppo elevati, aggirandosi intorno al 10%”, ha spiegato Svedberg. “I problemi sono sia di carattere temporaneo (prezzi elevati di petrolio e generi alimentari) sia di carattere strutturale (il paese dipende eccessivamente dalle importazioni). Ci sono inoltre rischi estremi, tra cui un conflitto armato con la Siria, sanzioni più risolute nei confronti dell’Iran, ulteriori aumenti del prezzo del petrolio, le condizioni di salute del Primo Ministro Erdogan – che rendono incerte le previsioni a medio termine”.
Le previsioni a lungo termine, tuttavia, sono probabilmente tra le migliori nella regione, in quanto la “Turchia possiede un certo numero di risorse strategiche: ha una popolazione numerosa, giovane e in crescita, ben istruita, ambiziosa e propensa a lavorare sodo; si trova in una posizione molto strategica dal punto di vista geopolitico e ha già iniziato a volgere tale condizione a proprio vantaggio diventando un “ponte energetico” verso l’Europa. La Turchia sta diventando inoltre un modello per la regione, grazie alla combinazione di religione, governo laico e democrazia. Quest’ultimo aspetto è forse il più difficile e la politica attivista estera “degli zero problemi”, che ci porta all’analogia politica, è stata messa alla prova ultimamente”.
Infine, il mercato finanziario turco, essendo caratterizzato da titoli a beta elevato, ha reagito positivamente al crescente appetito di rischio e quest’anno finora l’andamento della Borsa di Istanbul è stato uno dei migliori al mondo. “Proseguendo”, ha concluso il manager, “riteniamo che il mercato turco continuerà ad essere sensibile alle indicazioni macroeconomiche esterne. Gli sforzi compiuti per la stabilizzazione dell’euro sono stati di sostegno per il mercato turco; tuttavia, un periodo prolungato di avversione al rischio limiterebbe le possibilità di finanziamento esterno della Turchia e i rischi associati al disavanzo delle partite correnti riemergerebbero, causando una elevata volatilità del mercato”.