Il cambiamento climatico è il tema che dominerà il 2022 ed è una delle maggiori sfide che il mondo sta affrontando. Le temperature sono già aumentate di 1,1 gradi rispetto ai livelli pre-industriali e il mondo sta assistendo a eventi meteorologici estremi che incidono sul modo in cui viviamo. Ma tutto questo che impatto può avere su chi costruisce prodotti di investimento? «Realtà come banche, asset manager e aziende sono estremamente coinvolte in questa fase storica. Affrontare il cambiamento climatico richiederà investimenti significativi nell’ambito di un’ampia gamma di settori che potranno contribuire a ridurre il livello delle emissioni globali di gas serra», chiarisce Jennifer Wu, global head of sustainable investing di JPMorgan AM (nella foto), durante un incontro con la stampa. «Nel 2022 ci saranno molte azioni nella direzione della Net zero initiatives: basti pensare che la spesa
di investimenti stimata necessaria per decarbonizzare la catena di approvvigionamento energetico da qui al 2050 è di 140mila miliardi di dollari», spiega. Continua: «ci sono tre aspetti da considerare.
Il primo è l’equilibrio tra breve e lungo termine in materia di transizione energetica. Dal punto di vista degli investitori, questo è un momento molto delicato. I titoli collegati a questa fase sono molto volatili, il rischio fisico non è ancora ben prezzato dal mercato e, a fronte di grandi rimbalzi, ci sono anche titoli che hanno perso molto. Questo è un tema che sta cambiando i fondamentali degli asset in portafoglio. Quella da avere su questo tipo di titoli, infatti, è una visione di lungo termine». Del resto la questione della transizione energetica è molto dibattuta, coinvolge questioni geopolitiche e comporta processi molto complicati e un grande ammontare di tecnologia che non potranno che avere un forte impatto anche sul costo delle azioni. Le cifre coinvolte sono enormi. Basti pensare che nel 2021, i principali attori coinvolti verso il Net zero hanno speso trilioni di dollari. Nello specifico: 220 tra asset manager e banche hanno visto coinvolti 57 mila miliardi di dollari mentre 65 asset owners ben 10 miliardi di dollari. «Il secondo punto è il focus sulla biodiversità. Tra l’11 e il 16% è andata persa a causa del cambiamento climatico, il 20% delle emissioni di gas serra sono dovute alla deforestazione. Inoltre il prezzo delle catastrofi è altissimo. Gli stati Uniti hanno speso solo nel 2021 145 miliardi di dollari ed è bene sottolineare che i paesi più esposti al rischio sono quelli meno organizzati per affrontarli», continua Jennifer Wu.
E conclude: «in tema di Esg è bene che gli investitori facciano un passo indietro nel modo in cui vedono e valutano. Oggi ci sono nuove tecnologie per studiare la supply chain che danno informazioni diverse e più nascoste: bisognerà quindi indagare i dati che forniscono le Ong, analizzare l’allocazione geografica di specifiche componenti coinvolte nella produzione di alcuni materiali, capire da dove vengono le emissioni. Insomma andare a stanare dei dati occulti che le società preferiscono non fornire. E da lì costruire analisi innovative. È difficile ma è un lavoro che andrà fatto». Quanto alle asset class, secondo la manager, sull’equity ci sarà una grande volatilità nel breve termine ma nel lungo resta il posto dove stare. «Ci interessano le società coinvolte in rinnovabili e elettrificazione, sostenibilità su trasporti, costruzioni, agrifood e acqua, riciclo e riutilizzo. Il focus sulla biodiversità farà la differenza. Il mercato dei green bond continuerà a crescere ma con più attenzione su qualità e controllo. L’implementazione della Green Bond Standard a livello europeo sarà fondamentale per capire in che direzione si andrà. Il concetto della sostenibilità non può focalizzarsi solo sul green ma anche su tematiche sociali e di governance. Quanto al mondo degli alternativi, una nuova asse class è l’investimento in foreste. Molte soluzioni tecnologiche in tema di cambiamento climatico offrono opportunità di investimento pubblico-privato», conclude Wu.
Un nuovo fondo. Intanto la società ha lanciato il fondo Climate Change Solutions, che ha l’obiettivo di investire in società che si occupano di energia pulita, miglioramento della rete energetica, gestione a bassa intensità di emissioni di carbonio degli edifici in cui viviamo e lavoriamo fino al cibo che mangiamo e al modo in cui viaggiamo. Il fondo Climate Change Solutions è gestito da Francesco Conte, Yazann Romahi e Sara Bellenda, ciascuno con oltre 20 anni di esperienza nel settore.