Risparmi, nel 2023 la rivincita dei bond

La fine dell’anno è sempre momento di bilanci, in tutti i settori, e quindi anche per i portafogli. Come scrive L’Economia de Il Corriere della Sera, tracciare bilanci però può essere fuorviante, soprattutto in caso di investimenti a lungo termine. Senza contare, poi, che il 2022 è stato un anno complicatissimo sotto tanti punti di vista: 10mila euro investiti a inizio anno in azioni globali oggi varrebbero poco meno di 9mila euro.
La stessa somma, destinata ad azioni del settore tecnologico americano, avrebbe perso un quarto del proprio valore, senza considerare l’effetto dell’inflazione.

Male anche il settore obbligazionario: chi avesse investito 10mila euro il primo gennaio in titoli di stato internazionali oggi si ritroverebbe con mille euro in meno sul conto. Gli unici rendimenti positivi sono arrivati solo dagli investimenti in petrolio e oro. La domanda, quindi, è se la tempesta abbattutasi sui mercati nel 2022 stia per svanire o permanga un generale stato di allerta.
“Il rialzo dei tassi, deleterio per i mercati nel corso di quest’anno, ha creato le condizioni per costruire portafogli più robusti” ha dichiarato Antonio Cavarero, responsabile investimenti di Generali Insurance AM. Nonostante tutto, però, le borse resteranno volatili ancora per diversi mesi.

In generale, sul fronte dei profitti, il rischio di delusione è maggiore negli Usa rispetto all’Europa. E’ probabile che i mercati azionari inizino l’anno nuovo con un ampio movimento laterale. Meglio quindi mantenere un atteggiamento difensivo, privilegiando aziende poco indebitate, che nel 2022 hanno difeso bene la marginalità e hanno una continuità di dividendi da raccontare” ha detto Manuela D’Onofrio, head of investment strategy del gruppo UniCredit. Molti analisti, quindi, appaiono più fiduciosi sul tema bond. “Il genio dell’inflazione è uscito dalla lampada e, anche se la dinamica è in calo dall’8,2% medio del 2022 al 5,4% del prossimo anno, in Italia (stima l’Istat), il peso dei titoli indicizzati, nell’ambito della componente a reddito fisso, dovrà essere molto più alto rispetto al passato: nell’ordine del 30/40%” ha concluso Cavarero.