«Continuiamo a preferire il mercato azionario americano rispetto a quello europeo in virtù di dati economici più solidi, di un’accelerazione dei risultati aziendali prevista per il secondo semestre e della minor incertezza politica (nonostante le elezioni presidenziali negli Stati Uniti). Un recupero sostenibile per l’Europa richiede il miglioramento dei risultati aziendali e una maggior visibilità sulle politiche economiche». Ad affermarlo è Matteo Ramenghi Chief Investment Officer di UBS Wealth Management Italy, che spiega: “Per quanto riguarda gli Stati Uniti, le semestrali hanno confermato che gli utili aziendali sono in accelerazione. E la risalita del petrolio e la debolezza del dollaro daranno supporto ai ricavi, comunque ben sostenuti dai consumi domestici. Inoltre, le aziende americane sono, mediamente, poco indebitate, pertanto hanno la possibilità di pagare buoni dividendi o considerare operazioni di consolidamento”.
“Le elezioni presidenziali di novembre potrebbero generare volatilità vista la differenza dei programmi elettorali di Clinton e Trump – fa notare Ramenghi – ma, come si è già avuto modo di discutere, è contenuta la possibilità di una rilevante deviazione dalle attuali politiche economiche, considerato anche il fatto che gli Stati Uniti beneficiano di un sistema di governo collaudato, sull’andamento dell’economia (soprattutto sui Paesi più vulnerabili), come evidenziato dai dati più recenti sul PIL e sulla fiducia di consumatori e imprese”.
Inoltre, a detta di Ramenghi, complici le politiche di espansione monetaria, negli ultimi quattro anni la performance del mercato azionario dell’eurozona è stata guidata più dall’espansione dei multipli valutativi piuttosto che dal miglioramento degli utili.
“La nostra percezione è che gli investitori aspettino, ora, risultati più sostanziosi prima di aumentare le proprie scommesse sull’eurozona – continua Ramenghi – le semestrali pubblicate nel corso dell’estate sono state leggermente al di sopra delle attese degli analisti, evidenziando qualche segno di miglioramento. Tuttavia, se gli Stati Uniti e i mercati emergenti mostrano dati economici in accelerazione destinati a trainare i risultati delle aziende, lo stesso non si può dire per l’eurozona che, invece, vive una decelerazione”.
“Tra gli indici europei non distogliamo l’attenzione dal settore finanziario – conclude Ramenghi – che, nonostante un parziale recupero nell’ultimo mese, continua a soffrire una forte pressione a causa dei bassi tassi d’interesse. Ci aspettiamo che gli analisti taglino ulteriormente le stime e il processo di ricapitalizzazione del settore non sembra essere ancora completato”.