Bail-in, rischi in aumento per la stabilità sistemica

“L'Unione bancaria finora realizzata non è né perfetta né completa. Le sue difficoltà", ha indicato, "sono quelle dell'intera Unione Europea. Chi ne vede l'irrinunciabilità e ne ha a cuore il destino deve lavorare con rinnovata determinazione a rafforzarla". Lo ha detto il direttore generale di Banca d'Italia, Salvatore Rossi, nel corso di un convegno sull'unione bancaria ad Altavilla Vicentina.

L’UNIONE BANCARIA – Per quanto riguarda il bail-in, “lo schema unico di risoluzione delle crisi bancarie", ha osservato Rossi, "è in funzione da poco ed è diverso dal progetto originario. Presenta problemi di applicazione e rischi per la stabilità sistemica. Il sistema unico di tutela dei depositi non c'è e le discussioni sul suo disegno sono ancora accese". Si è capito da subito che il "conflitto geopolitico" che da anni lacera l'Europa avrebbe "contaminato" l'attuazione del progetto di unione bancaria. Il banchiere centrale ha quindi ricordato il principio fondante della nuova disciplina sui salvataggi bancari: "il contribuente va tutelato dalle crisi bancarie, quelle del proprio Paese e soprattutto quelle degli altri Paesi". Dunque l'onere di una crisi bancaria va sopportato non più dal contribuente ma dal risparmiatore/investitore.

BAIL-IN NECESSARIO MA… – Rossi ha ricordato anche l'impegno dell'Italia nel negoziato, rilevando la necessità di applicare il bail-in soltanto a titoli di nuova emissione contenenti un'espressa clausola contrattuale. Il Mef e Banca d'Italia avevano sostenuto la necessità di differire al 2018 l'entrata in vigore delle nuove norme, ma "la pressione politica proveniente dai Paesi del Nord Europa prevalse". Anche sullo schema unico di tutela dei depositi il bilancio dei progressi è deludente. La garanzia europea sui depositi rappresenta il secondo degli assi portanti dell'Unione bancaria ma "lo schema appare di là da venire". Rossi ha rimarcato che, al momento, lo schema di garanzia "oltre a non prevedere alcun backstop pubblico avrebbe una transizione temporale lunghissima". La proposta ha trovato la ferma opposizione di alcuni Paesi, tra cui Germania, Olanda e Finlandia. "La discussione è in stallo. La sfiducia lungo i confini nazionali ancora prevale".