RIFORMA DELLE PENSIONI – Trovare una soluzione sostenibile per rendere più flessibile la riforma Fornero delle pensioni e dare più chance ai giovani di trovare lavoro. Nel giorno in cui il presidente dell'Inps Tito Boeri ricorda che da lunedì primo giugno, per effetto del decreto pensioni varato dopo la Consulta, parte la novità dell'assegno pagato il primo del mese per tutti, invalidità e indennità di accompagno comprese, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan indica il prossimo obiettivo del governo sulla previdenza, ribadendo la volontà di intervenire già annunciata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, ma chiarendo che qualunque misura deve essere compatibile con la tenuta del sistema nel futuro e con quella dei conti. Padoan, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Ansa, spiega che il governo sta valutando se una flessibilità in uscita dal lavoro verso la pensione sia sostenibile per le finanze nel lungo termine. "Se troviamo una soluzione", dice, "potrebbe essere uno strumento per favorire ulteriormente l'occupazione giovanile". E proprio per limitare il più possibile l'impatto, nell'immediato, sulla finanza pubblica, si sta ragionando sulle penalizzazioni da introdurre per chi scelga di andare in pensione in anticipo, che potrebbe essere fissata a un tetto massimo di una mensilità ogni anno per chi se ne va a 62 anni, l'età minima su cui comunque tarare la nuova flessibilità.
LAVORO "FLESSIBILE" – In Parlamento, intanto, annuncia il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano, dalla prossima settimana si aprirà il dibattito sulla flessibilità, partendo dalle proposte già avanzate da tutti i gruppi e in particolare da quella del Pd (a firma Damiano-Baretta), che al momento prevede l'uscita anticipata a partire da 62 anni con penalizzazioni proporzionali che arrivano all'8% (ma anche uscita anticipata per chi abbia raggiunto 41 anni di contributi, indipendentemente dall'età anagrafica, e senza penalizzazioni). "Noi siamo pronti e chiediamo un confronto sulle nostre proposte. Ci auguriamo", puntualizza l'ex ministro del Lavoro, "che il governo e non l'Inps avanzi a sua volta la sua ipotesi". Fondamentale è però che non si pensi a dare flessibilità in cambio del ricalcolo dell'assegno tutto con il metodo contributivo. E nessuno, avverte Damiano, si immagini di "usare la 'minaccia' del ricalcolo di tutti gli assegni già erogati" con il retributivo perché scatenerebbe lo scontro sociale e rischierebbe di portare molti pensionati sotto la soglia della povertà.