Alla fine il tanto temuto aumento delle accise sul carburante nel 2015 non c’è stato. E questo grazie a una norma inserita all’ultimo minuto nel decreto Milleproroghe che invalida la clausola di salvaguardia che avrebbe dovuto coprire i mancati incassi dell’Imu sulla prima casa, relativi al 2013.
IL BUCO – La norma inserita nell’articolo 10 del Milleproroghe blocca di fatto un incremento di circa 3 centesimi sul prezzo della benzina, utili, secondo le previsioni del Ministero dell’Economia, a far incassare 671 milioni di euro nel 2015 e 17,6 milioni nel primo bimestre del 2016, impendendo l’aumento del deficit.
RINVIO DELL’AUMENTO – Ma il blocco è solo un rinvio. Per coprire il buco da 671 milioni per quest’anno ci sarebbero gli introiti previsti dal rientro dei capitali dall’estero. Ma in caso non bastasse si interverrà sull’Ires e sull’Irap, aumentandone gli acconti entro la fine di settembre 2015. E per i 17,6 milioni da incassare entro il 15 febbraio 2016? Per quelli ritorna l’aumento delle accise sui carburanti, che quindi non è stato abolito, ma solamente rimandato, con molta probabilità, di un anno, al primo gennaio 2016.
LE STIME FUTURE – Quel che è peggio, è la previsione in chiave futura: secondo l’Unione Petrolifera, la presenza di altre clausole di salvaguardia porterà le accise sui carburanti ad aumentare fino al 2021 di 10-12 centesimi al litro, cui va aggiunto il passaggio dell’Iva dal 22% al 25,5% nel biennio 2016-2018.