Quest’estate, esattamente dal 1° luglio, è scattato l’obbligo Pos: per esercenti, commercianti e liberi professionisti, cioè, di essere in grado di garantire il pagamento elettronico (vai bancomat o carta di credito) per importi pari o superiori ai 30 euro. Il problema è che sono ancora molte le imprese senza Pos (che ha un costo di noleggio tra i 10 e i 15 euro al mese). Ora, il governo, scrive Il Sole 24 Ore, sta studiando un credito d’imposta per i professionisti. In più, potrebbero scattare anche le prime sanzioni per chi non si adegua.
AGEVOLAZIONI ALLO STUDIO – Il Governo sta studiando, infatti, l'ipotesi di una defiscalizzazione per venire incontro ai professionisti e alle imprese. Si pensa a un credito d'imposta, sul quale però ogni valutazione è subordinata al reperimento di una adeguata copertura finanziaria. Senza risorse, quindi, non ci sarà nessuno sconto.
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LE SANZIONI – Per il momento la normativa (Dm 24 gennaio 2014) non prevede nessuna sanzione per i professionisti e le imprese che non si sono dotate del Pos. Tanto che si è parlato di “onere” anziché di “obbligo”. Il tavolo di lavoro allo Sviluppo economico potrà anche essere l'occasione per valutare la possibile introduzione di sanzioni o interdizioni in caso di inadempienza.
I COSTI FISSI E VARIABILI – Il rifiuto da parte dei commercianti a dotarsi di Pos ha una ragione economica. Il cost dell’apparecchio varia dai 120-180 euro all'anno per gli apparecchi tradizionali, fino a un minimo di 25-60 euro all'anno per gli apparecchi più innovativi, che sfruttano internet o la rete mobile. Ai costi fissi vanno aggiunti quelli variabili: per ogni “strisciata” del bancomat, il professionista paga indicativamente l'1-1,5% dell'importo come commissioni. Ma la percentuale esatta dipende dal numero e dal volume delle transazioni.
LA MORA DEL CREDITORE – Oggi l'unico rimedio per un cliente che voglia a tutti i costi pagare con il bancomat è quella che tecnicamente si chiama “mora del creditore”. È un istituto poco usato del Codice civile. Come funziona? Il cliente dichiara formalmente (e per iscritto) di voler pagare con il bancomat; da quel momento non maturano interessi e il cliente – se riuscisse a provarlo – potrebbe anche chiedere a un giudice il risarcimento dei danni. Nel frattempo, il professionista può indicare modalità di pagamento alternative in linea con la legge. Con il rischio di finire in tribunale.