Brexit, 9 risposte alle domande più frequenti

Regno Unito fuori dall’Unione europea. Avvenire.it ha elencato 9 risposte ai quesiti più frequenti in merito alle conseguenze di questa avvenimento storico.

1. I motivi dell’uscita dalla Ue
Nel Regno Unito il tasso di disoccupazione arriva solo al 5,1% contro il 9% dell’Unione Europea, così come il Pil pro capite calcolato in euro britannico è pari a 33.842 mentre quelle europeo arriva solo a 26.604, ma soprattutto sono quei 4 giorni e mezzo – tanto occorre a Londra per avviare un’attività imprenditoriale contro i 10,2 dell’Europa – a fare la differenza. I partiti e gli esponenti politici favorevoli all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea hanno sostenuto che l’influenza di Bruxelles sulle politiche del Paese sia di fatto insostenibile e costi miliardi di sterline senza dare niente in cambio.

2. Londra è fuori dalla Ue?
Nell’immediato non cambierà praticamente niente. Il referendum è consultivo e non ha alcun valore legale per il Parlamento. Il governo britannico dovrà quindi ridiscutere con l’Ue tutti i trattati che ha siglato e trovare un accordo sulle condizioni dell’uscita.

3. E se la Gran Bretagna vorrà tornare n futuro a far parte della Ue?
Dipende dagli accordi che ne regoleranno l’eventuale uscita. Allo stato attuale è impossibile prevederlo.

4. Quali saranno le conseguenze per la Gran Bretagna e per l’Europa?  
Secondo molti analisti sono in gioco 3 milioni di posti di lavoro. Il 13% dei cittadini europei risiede in Gran Bretagna e l’economia britannica rappresenta il 17% della potenza economica della Ue. Ma soprattutto Londra dovrà rinegoziare 35 accordi commerciali con altrettanti Paesi mentre nell’attesa gli interscambi obbedirà alle regole del Wto. Ma i cambiamenti saranno epocali: i pensionati britannici residenti all’estero perderanno i vantaggi garantiti ai membri della Ue, primo fra tutti l’assistenza sanitaria gratuita.

5. Quali le ripercussioni sul cambio euro-sterlina?
Gli economisti si aspettano una svalutazione della sterlina rispetto alle altre monete: per gli stranieri sarà più conveniente andare a fare le vacanze a Londra e gli inglesi pagheranno un po' di più i prodotti di importazione.

6. Quali le conseguenze avrà sull’Italia l’esito del referendum?
Buona parte del 600.000 italiani che lavorano in Gran Bretagna potrebbero essere indotti a rientrare in patria, così come una fetta dei 20.000 cittadini britannici che in Italia vivono e lavorano. E chi resterà dovrà procurarsi un permesso di soggiorno. Molte aziende italiane che esportano nel Regno Unito dovranno fare i conti con i dazi doganali che renderanno i nostri prodotti meno competitivi, così come per noi diventeranno più cari i farmaci, i servizi finanziari, le tecnologie per le energie rinnovabili e le automobili made in Uk.

7. Viaggiare e studiare in Gran Bretagna sarà più conveniente?
La retta annuale in un’università britannica si aggira attorno ai 12 mila euro. Con la Brexit salirà tra i 16 e i 22 mila euro. Facilitazioni, sconti e opportunità normalmente in atto nel Regno Unito sarebbero tutte da riclassificare. E molto probabilmente tutto costerebbe di più.

8. Cosa cambierà per gli italiani che vivono nel Regno Unito?
Nulla si sa per quelli che già ci vivono e lavorano, anche se si sospetta che vi sarebbero restrizioni e svantaggi. Non è chiaro se l’assistenza sanitaria basata sulla reciprocità della Ue continuerebbe a funzionare. Probabilmente un italiano che si presentasse a un pronto soccorso inglese non avrebbe più un trattamento gratuito. Annullati anche i sussidi di disoccupazione e la possibilità di ottenere un alloggio popolare.

9. Cosa cambierà materia di sicurezza internazionale?
Il maggior controllo sui flussi migratori potrebbe dare qualche piccolo risultato. Ma non sono tanto i foreign fighters che preoccupano, quanto il terrorismo fai-da-te o il jihadista della porta accanto. E in tal senso chiudere le frontiere servirebbe a poco.