Tra creatività e manualità

La saggezza di Platone, i suoi insegnamenti filosofici e le sue straordinarie visioni del mondo, ci sono pervenute sotto forma di dialoghi. E il dialogo è oggi il sistema metodologico fondamentale per dare valore a un progetto, e per trasferire quindi all’oggetto un’identità, un’anima e una originalità che altrimenti risulterebbero meno convincenti.
Il valore del dialogo tra il designer e il maestro artigiano è alla base dell’eccellenza del Made in Italy. “Interpretazione” è una parola importante tanto quanto “creatività”: il maestro d’arte, infatti, non è un semplice esecutore. Non è qualcuno che porta avanti meccanicamente una serie di azioni, senza prefigurarne l’esito e senza far continuamente evolvere l’arte e la tecnica. Al contrario, è in grado di porsi in maniera interlocutoria nei confronti del progettista, per arrivare a un risultato che spesso supera le aspettative di entrambi. Per ottenere questa eccellenza è necessario che tra il design e l’alto artigianato non vi sia diffidenza o peggio indifferenza, ma che si riscopra e si rinnovi continuamente la potenza evocatrice e creatrice del dialogo.

Scoprire le meraviglie cui una mano intelligente può dare vita stimola l’inventiva del progettista; e al contempo, l’apertura al contemporaneo e la capacità di leggere i segni del tempo – caratteristiche tipiche del designer – aiutano il maestro d’arte a interrogarsi, e gli offrono sempre nuove possibilità di crescita.
La sharing economy ci impone di mettere in circolazione le competenze: mutatis mutandis, siano chiamati a ripetere su scala globale o virtuale quanto già avveniva nelle botteghe rinascimentali. Da una circolazione consapevole delle competenze nasce una valutazione coerente delle eccellenze: e dalla vitalità di questo processo nascono opportunità di lavoro spesso inaspettate.

Su quali asset può competere un Paese come il nostro? Quali risorse culturali, etiche ed estetiche possono nascere dal dialogo tra creatività e know-how, se opportunamente stimolato? Ritrovare la centralità dell’essere umano, e sottolinearne i profondi legami con il contesto naturale, storico, paesaggistico e culturale, significa dare una risposta positiva alla crisi. Che, prima di essere occupazionale, è vocazionale, valoriale: sono i valori di riferimento a essere scossi, e a dover essere rimessi al centro dell’attenzione. Valorizzare il dialogo tra sapere e saper fare significa ritrovare quei valori intorno ai quali è nata la bellezza italiana, che è il miglior vantaggio competitivo per il nostro Paese.