Le operazioni su start up sono in continua crescita, anche se in valore assoluto si investono ancora poche decine di milioni di euro per anno. Amedeo Giurazza, amministratore delegato di Vertis Sgr racconta la sua esperienza. Circa un anno fa la società ha lanciato la raccolta di capitali del secondo fondo di venture capital che investirà su tutto il territorio nazionale e focalizzerà i propri investimenti di seed e venture capital in meccatronica, robotica e automazione, settori dove l’Italia è leader mondiale nell’industria di precisione e nelle macchine utensili ad alta tecnologia.
Come sta andando?
Dopo molti mesi di due diligence sulla Sgr, sul fondo e sui componenti del team, recentemente abbiamo ottenuto l’investimento nel nostro fondo Vertis Venture 2 Tecnologie dal Fondo Italiano d’Investimento (fondo di fondi), che si aggiunge alle precedenti sottoscrizioni di una fondazione bancaria e di due istituti di credito. Siamo adesso in attesa di risposte da alcune casse di previdenza, fondi pensione e altri soggetti. Inoltre, ci è stato manifestato l’interesse a valutare un investimento nel nostro nuovo fondo da parte del Fondo Europeo per gli Investimenti. Contiamo di essere operativi per il prossimo mese di marzo.
Come si muove quando deve cercare nuovi talenti e nuove start up?
Generalmente partecipiamo alle start up competition, incontriamo startupper negli incubatori e acceleratori, collaboriamo con Università e centri di ricerca per “scovare” progetti interessanti e nuove tecnologie. Oltre a ciò, siamo inondati da candidature per e-mail e talvolta cooperiamo con altri fondi per fare co-investimenti.
Coi nuovi ingressi di Mauro Odorico e Nicola Redi, il team è quello che ha realizzato il maggior numero di investimenti di seed e venture capital in Italia negli ultimi sei anni, oltre 40 operazioni per 70 milioni di euro circa. Ci sono novità in vista?
D’accordo con gli investitori, abbiamo deciso di allargare i settori nel quale il fondo opererà: oltre alla robotica, meccatronica ed automazione, guarderemo con interesse anche le tecnologie digitali. Per tale motivo, abbiamo allargato il team a Giulio Valiante, business angel di successo che in circa 15 anni ha investito in molte operazioni di seed e venture capital in ambito digitale, realizzando grandi profitti. Probabilmente, visto l’allargamento della squadra operativa dell’area venture capital, dovremo trasferirci in un ufficio a Milano più grande.
State lavorando ad altri progetti?
Sono in fase avanzata la negoziazione e valutazione di tre investimenti molto interessanti in medie aziende centro-meridionali che contiamo di realizzare nei prossimi mesi. Contemporaneamente, ci stiamo occupando della gestione delle partecipazioni detenute nelle società in portafoglio. Nella seconda metà del 2016 valuteremo il lancio della raccolta di un nuovo fondo di private equity o di minibond.
Ci racconta Mosaicoon, società nella quale avete investito? Quello dei video virali per i brand è un trend molto interessante e dal grande potenziale. Come vede il comparto?
Ho “scoperto” Ugo Parodi Giusino nel 2008, giovane ragazzo di 27 anni, quando partecipai come giurato ad una start up competition a Palermo presso l’incubatore universitario Arca. Anche se “acerbo”, capii subito che quel ragazzo aveva la stoffa giusta per sfondare: attento, preparato, testardo, ambizioso e, soprattutto, una persona perbene. Questi i numeri di Mosaicoon in sei anni: raddoppio del fatturato ogni anno, crescita da 4 a circa 80 dipendenti, da una sede (Palermo) a 5 (Palermo, Roma, Milano, Londra e Madrid).
Come sta andando il mercato del venture capital in Italia?
I dati del Vem degli ultimi 5 anni ci dicono che le operazioni su start up sono in continua crescita, anche se in valore assoluto si investono ancora poche decine di milioni di euro per anno. Nonostante il gran parlare di start up, incubatori e venture capital e sebbene ci sia stato un intervento legislativo che favorisce la nascita di nuove imprese (start up innovative), il problema italiano consiste nella limitata propensione da parte di investitori istituzionali a investire in fondi di seed e venture capital, considerati troppo rischiosi. Per fortuna, alcuni investitori hanno vedute più ampie e stanno già investendo o considerando favorevolmente di farlo, sapendo che ciò consentirà la nascita di una nuova classe imprenditoriale e di moderne imprese innovative che rappresenteranno l’ossatura dell’economia reale del futuro.