Alberto Cavalli*
La bellezza italiana è come un codice, che viene continuamente ricombinato per generare progetti, prodotti, paesaggi e prospettive che lasciano un segno. Questo codice, che tutto il mondo cerca di imitare, ma che è estremamente difficile da replicare al di fuori dei nostri territori, si compone di una serie di elementi in continua evoluzione: creatività e capacità di interpretazione, autenticità e originalità, talento e passione. E si nutre di un fattore educativo che non è puramente formale: l’educazione al bello, di cui spesso si parla, ma che non sempre viene adeguatamente valorizzata.
Il ruolo delle botteghe
Questo processo educativo passa necessariamente attraverso una logica “di bottega”: si impara osservando, sperimentando, interpretando il canone e la tradizione con spirito di curiosità. Saper riverberare nella propria storia gli insegnamenti dei grandi maestri, senza trasformarsi in ripetitori di maniera, è un processo lungo e dispendioso, che può durare anche tutta la vita.
Vanno dunque accolte con particolare attenzione e favore le iniziative che sanno tracciare in maniera intelligente dei percorsi semantici, culturali e artistici che uniscono le diverse epoche, intorno all’eredità preziosa dei grandi maestri: ne è un esempio importante la mostra organizzata dai Musei San Domenico di Forlì, e dedicata a Piero della Francesca.
Il confronto con i maestri
Il suo celebre Polittico della Misericordia è conservato presso il museo della cittadina. Da quell’immagine, al contempo monumentale e materna, traspare il talento straordinario di Piero: matematico raffinato, oltre che artista poliedrico e colto, seppe unire l’entusiasmo della prospettiva lineare di Brunelleschi allo splendore dei colori del Beato Angelico, riprendendo la ricca eredità del Masaccio e trasferendola nella nuova sensibilità del pieno Rinascimento.
La bella mostra allestita a Forlì consente di leggere la pittura di Pietro attraverso un confronto con i suoi maestri e con i pittori che, in epoche a noi più vicine, ne hanno ripreso i magistrali insegnamenti.
Se l’arte è terapia, e se l’educazione al bello passa attraverso la comprensione profonda della lezione dei grandi maestri, Piero della Francesca è certo un saggio e raffinato curatore dell’anima: le sue prospettive, la sua maestosa armonia, sono l’esempio più concreto di come la bellezza non nasca solo dall’ispirazione, ma anche dalla scienza, dalla cultura, dal confronto. Questa è una vera lezione educativa.
* Giornalista internazionale, docente universitario, direttore della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte