Il venture punta sull’It

Giovani sì, ma non giovanissime; attive nei settori a maggior tasso di innovazione; con un potenziale di crescita interessante. È il profilo delle aziende target di P101, società di venture capital partita a gennaio del 2014, che conta 70 milioni di euro in gestione e fin qui ha realizzato 21 investimenti. Ne abbiamo parlato con il managing partner Andrea Di Camillo.
Cominciamo da una curiosità: come nasce il nome P101?
Lo abbiamo “preso” dal primo personal computer prodotto da Olivetti, negli anni ’60, esempio di innovazione italiana che ha lasciato il segno nella storia della tecnologia digitale.
Qual è il profilo delle aziende sulle quali puntate?
In quanto operatore di venture capital, il target è sulle start-up, un ambito del quale si fa un gran parlare nel nostro Paese, ma che finora è stato trascurato dagli investitori.
Perché?
L’attività di venture capital è indubbiamente più rischiosa rispetto a quella di private equity. Meno storia l’azienda ha alle spalle, più risulta rischiosa per l’investitore. Per questa ragione scegliamo come target aziende giovani, ma non investiamo sulle idee o i power point. Preferiamo quelle che hanno licenziato almeno un bilancio e che presentano metriche in grado di valutare il potenziale di sviluppo. Il nostro range di investimento va da 500mila a circa 2 milioni di euro come singolo ticket ma può arrivare anche a 5milioni di euro per singola azienda over time: somme che aiutano le aziende a crescere fornendo loro capitali freschi, ma senza esporre il fondo a un rischio eccessivo. Del resto, chi fa questo mestiere deve essere consapevole che il rischio di mortalità è molto elevato e non dipende solo dalle caratteristiche intrinseche della singola azienda, ma da una serie di fattori di mercato difficili da prevedere.
Quali sono gli altri parametri che prendete in considerazione?
Quanto ai settori merceologici, in testa c’è l’information technology. L’altro fattore che consideriamo è la proiezione internazionale del business, fondamentale per chi opera sui mercati digitali.
Come raccogliete le risorse?
Il fondo è partecipato da Azimut e Fondo Italiano di Investimento. Per il resto ci siamo rivolti a investitori privati, raccogliendo l’interesse di una quindicina di famiglie imprenditoriali italiane, e poi abbiamo accordi di coinvestimento con i maggiori acceleratori privati, tra cui HFarm, Nana Bianca, Boox e Club Italia Investimenti.
Come le avete convinte?
Puntando essenzialmente su due leve: intanto la conoscenza del nostro management team, composto da professionisti con una lunga esperienza negli investimenti. Dall’altra la volontà di presidiare un segmento di mercato, quello delle start-up ad alto potenziale, che in tutto il mondo sta crescendo a ritmi impressionanti. Investendo in questo fondo si punta a un rendimento del 20% annuo, ma nella consapevolezza che i risultati potranno non arrivare nel breve o medie termine. Occorre un orizzonte più esteso, anche fino a cinque-sei anni.
Può indicarci qualche nome di aziende nelle quali avete già investito?
Uno degli investimenti più importanti ha riguardato ContactLab, azienda milanese che fornisce soluzioni per il digital marketing con una proiezione europea grazie a uffici presenti a Milano, Parigi, Monaco di Baviera, Madrid e Londra.
Siamo inoltre presenti nel capitale di Cortilia, servizio online per l’acquisto di prodotti agroalimentari che mette in diretto contatto i produttori con i consumatori finali. Il nostro ingresso ha permesso alla società di ampliare l’orizzonte del business, siglare accordi con altri agricoltori e perfezionare la catena di vendita. Vorrei segnalare una terza realtà di grande interesse come
Musement, servizio multipiattaforma che consente di organizzare esperienze durante i viaggi, dalla prenotazione di una visita al museo alla prenotazione di una cena presso i ristoranti più interessanti della città. Un altro nostro investimento interessante è rappresentato da Musixmatch, il più ampio catalogo online di lyrics di brani musicali. La sua app per dispositivi mobile e desktop sincronizza le canzoni presenti nella library musicale con i relativi testi, che vengono mostrati durante la riproduzione.
Complessivamente le società partecipate da P101 occupano circa 350 persone e generano un fatturato superiore ai 40 milioni di euro.
Uno dei vostri ultimi annunci riguarda la partnership con Join Capital. È il segnale che volete crescere anche oltreconfine?
L’Italia resta il nostro baricentro, ma nel percorso di crescita guardiamo anche ai mercati internazionali. Join Capital è una realtà tedesca specializzata in venture capital early stage che potrà aiutarci nel business development delle partecipate e agevolare le stesse nell’accesso verso il mercato internazionale dei capitali. Molte giovani società italiane infatti si contraddistinguono per uno spiccato know-how ed un business attivo in industry molto caratterizzate, ma spesso non riescono a sfruttare le opportunità di mercati globali e dell’accesso a capitali ben più consistenti, che si possono intercettare all’estero.

Luigi dell’Olio