Costruire valore: un impegno, una sfida o un’ambizione cui l’economia italiana ha ormai rinunciato? Più che fornire una risposta univoca, forse sarebbe saggio formulare diversamente la domanda: ovvero, quali sono gli attori che, nel contemporaneo scenario economico, riescono ad essere efficaci ed efficienti nel costruire valore? A questa suggestione risponde Maurizio Dallocchio, economista dell’Università Bocconi, che su mandato della Fondazione Cologni e con il sostegno di Vacheron Constantin, ha studiato attentamente la performance, l’identità e le prospettive delle piccole imprese artigiane d’eccellenza.
La ricerca
L’esito della ricerca è stato condensato in un volume co-firmato da Matteo Vizzaccaro, e pubblicato da Marsilio nella collana “Ricerche”: il titolo, “Costruttori di valore”, è già una perfetta sintesi del ruolo, della vocazione e della missione di questi (dimensionalmente) piccoli, ma straordinari protagonisti del bello ben fatto.
La ricerca mette in luce il legame tra cultura dell’eccellenza, valorizzazione del territorio e vitalizzazione internazionale delle piccole imprese artigiane che sanno porsi in dialogo con il design, con l’alto di gamma, con le esigenze di una élite del mondo che ha passione e gusto per gli straordinari prodotti italiani. Come scrive Dallocchio, esiste “un particolare fenomeno, riguardante il gusto di specifici bacini d’utenza, che l’Italia deve saper sfruttare. Sta infatti emergendo una categoria di soggetti che ha modificato il proprio comportamento d’acquisto rispetto a un passato caratterizzato dal mero possesso, favorendo una maggiore inclinazione culturale alla comprensione del valore intrinseco e unico che un bene può avere, generato dalle persone e dal loro saper fare”.
Parola agli artigiani
Le informazioni di carattere strategico, economico, finanziario e sociale analizzate nella ricerca sono state raccolte direttamente dalla bocca degli artigiani eccellenti, tramite un articolato questionario che ha permesso di mettere in luce alcuni dati disaggregati, relativi specificamente a queste realtà spesso difficili da mappare. E dalla valutazione delle risposte sono emerse posizioni fondamentali per lo sviluppo del settore: il ricambio generazione, per esempio, si colloca su un crinale assai delicato. “Il 21,5% degli intervistati afferma di non ravvisare un interesse nell’intraprendere un percorso di apprendimento dei mestieri da parte delle nuove generazioni. Il 32% afferma invece che i giovani interessati sono anche in grado di gestire l’azienda, e soltanto il 10% riesce a impiegare soggetti con età compresa fra i 18 e i 30 anni”, scrive Dallocchio. Segno che le nuove generazioni necessitano di essere guidate verso la scoperta di questo mondo, che a oggi rappresenta una valida prospettiva di sviluppo professionale non adeguatamente presidiata.
Investimenti costanti
Importante anche la cura con cui si cerca di mantenere o sviluppare il proprio business: nonostante il difficile periodo, infatti, per il 50,5% delle imprese gli investimenti sono rimasti costanti o sono addirittura aumentati rispetto al periodo pre-crisi, a testimonianza della capacità di queste imprese di liberare risorse per continuare a essere competitive. L’alto livello delle produzioni implica che i mercati principali di sbocco siano quelli culturalmente più evoluti, come l’Europa Occidentale e gli Usa: il che lascia un ampio margine di crescita, nel momento in cui questa passione per il “bello ben fatto” riuscirà a essere letta e rintracciata dai nuovi flussi turistici, espressione di una nuova geografia della ricchezza.
“Crescita e valorizzazione sono le primarie necessità per le imprese dell’artigianato contemporaneo d’eccellenza”, conclude Dallocchio. “La prima concerne una condizione necessaria per affrontare la competizione e afferisce a una rivisitazione della struttura e della cultura produttiva. La seconda passa invece attraverso una ristrutturazione delle infrastrutture di supporto all’attività produttiva, che devono adeguarsi al mutato scenario competitivo, enfatizzando i punti di forza del Sistema Italia, correggendone i punti di debolezza”.
Riscoprire la manualità
Costruire valore significa investire in un futuro non solo più sostenibile, ma anche più giusto: un futuro dove la scelta del proprio “mestiere” sia fatta in base al talento e alla vocazione, e non sulla scia di una moda ormai deleteria che ha relegato l’eccellenza artigianale alla stregua della bassa manovalanza. Rivalutare l’intelligenza della mano significa ripensare lo sviluppo del nostro Paese, investendo su una creatività che sappia generare non solo nuova bellezza, ma anche nuova ricchezza.