Tradizione in cassaforte

Al di qua delle Alpi non sono in molti a sapere che Ceresio è il vecchio nome del lago di Lugano. Eppure non ha mai pensato ad abbandonare questa denominazione la famiglia Foglia, che dalla fondazione guida la Banca del Ceresio, istituto ticinese specializzato nel settore della gestione patrimoniale. Né tanto meno ha mai pensato di aprirsi agli strumenti della comunicazione che regolano il business bancario nell’era attuale. Poca volontà di parlare con la stampa, nessun profilo Twitter, né tanto meno Facebook e informazioni scarne su Linkedin, a dimostrazione che la riservatezza – portata fino agli estremi – è ancora di casa per l’istituto di Lugano. Questo nonostante ormai l’approccio di estrema riservatezza sia da tempo passato di moda nel settore del private banking, vuoi per il tramonto dei paradisi fiscali, vuoi per la crescente richiesta di informazioni che arrivano dal mercato.

Tre filoni di business
Così non resta che reperire informazioni dal sito Internet, che offre lo spaccato di un gruppo che ha in gestione circa 9 miliardi di franchi svizzeri, focalizzato su tre aree di business, la più importante delle quali è il private banking con un’ottantina di persone dedicate.
Un’attività condotta in parte con risorse proprie e per il resto con la selezione di gestori patrimoniali esterni altamente qualificati a cui affidare la gestione della parte azionaria o con profilo di rischio simile. In questo ambito Banca del Ceresio offre servizio di gestione discrezionale dei portafogli per gli investitori che preferiscono delegare il loro patrimonio ai nostri portfolio manager; servizi di consulenza e di esecuzione per gli investitori che vogliono rendere autonomamente le loro decisioni d’investimento, ma che desiderano una consulenza professionale da parte dei nostri portfolio manager; infine servizi di assistenza e consulenza tipici di un family office.
Il secondo ramo di attività riguarda la gestione patrimoniale attraverso un approccio discrezionale alla valorizzazione dei portafogli, attenendosi alle direttive disposte dall’Associazione Svizzera dei Banchieri.
La banca per tradizione segue una strategia di tipo “barbell” (bilanciere) nella costruzione dei portafogli in quanto convinta che le opportunità migliori di rendimento “risk-adjusted” si trovino più spesso agli estremi di prudenza e aggressività, mentre la maggior parte degli investitori preferisce concentrarsi sulla posizione centrale.
L’ultimo filone di business riguarda i servizi di investimento, che abbracciano attività di consulenza per gli investitori istituzionali che intendono sfruttare il know-how e i canali di accesso privilegiati della banca e i servizi di custodia istituzionale, soprattutto per gli investitori che desiderano approfittare dell’esperienza di Banca del Ceresio nella negoziazione e nell’amministrazione di portafogli di hedge fund.

Investitori alternativi

L’istituto è tra gli operatori nel settore degli hedge fund, tanto che annualmente convoca a Lugano una platea di gestori alternativi per provare a delineare le strategie future del settore. Al gruppo fanno capo anche le controllate di Londra (Belgrave Capital Management, che gestisce la sicav, lussemburghese Vitruvius) e di Milano (Global Selection, che gestisce fondi speculativi e Ceresio Sim).

Il peso della tradizione
La famiglia Foglia ha una lunga tradizione di successo nel settore finanziario a partire dal 1919, con Antonio Foglia che all’inizio del 19esimo secondo aveva avviato l’attività di gestione patrimoniale, negoziazione di titoli e valute soprattutto a livello internazionale. E alla fine della seconda guerra mondiale era stato nominato presidente della Borsa Italiana.
I figli di Antonio, Giambattista e Alberto hanno ampliato l’attività e fondano Banca del Ceresio, nel 1958 a Lugano, con l’obiettivo di puntare in primo luogo sugli interessi internazionali della clientela. Un approccio seguito anche nel processo di crescita nel segmento degli hedge fund, che tra le altre cose ha portato alla collaborazione con un guru del settore, il finanziere George Soros, diventando uno dei membri originari del consiglio d’amministrazione di Quantum attualmente chairman emeritus del gruppo, dopo esserne stato il chairman dal 1987 al 2003. La tradizione continua con la terza generazione rappresentata dai figli di Alberto, Antonio, Giacomo e Federico che si dedicano oggi alle attività.

Attacco alla Germania

E proprio Antonio, direttore attuale della banca, è stato l’ultimo a rompere il proverbiale silenzio circa un anno e mezzo fa con un intervento sul Corriere Economia che ha puntato l’indice contro l’atteggiamento egoistico della Germania nel quadro delle politiche comunitarie. Un articolo che ha creato grande dibattito nella comunità finanziaria, a dimostrazione dell’autorevolezza che gli viene riconosciuta.

Luigi dell’Olio