FinTech è il mantra che domina le discussioni globali del mercato bancario e finanziario già da tempo. Finora, però, tutti ne avevano parlato in termini di trend prossimo venturo e non di realtà già effettivamente percepibile sul mercato. Ma il vento è cambiato. E’ sta ancora cambiando, molto più velocemente di quanto si potesse immaginare.
La nuova era It
Qualcuno potrebbe chiosare: ok, fenomeni dedicati al mass market non al private banking. Notazione corretta sul piano teorico, ma progressivamente smentita sul piano pratico. Quando sulla stampa si inizia a leggere che Goldman Sachs apre tranquillamente conti on line anche solo con un dollaro, si capisce chiaramente che il “tempio” è stato violato e che anche i “titani” del private banking e della grande finanza si stanno arrendendo al Fintech.
Ma non basta. Tutte le più importanti survey 2016 fanno analisi univoche: i nuovi competitor del banking globale tradizionale si chiamano FinTech. Senza dimenticare che ancora sono ai margini del campo i colossi del sistema. E’ questa la vera disruption. D’altra parte, la finanza già adesso spende per l’informatica informatiche una quota dei propri ricavi superiore a quella di qualsiasi altro settore. Le sue tre funzioni essenziali (sistema dei pagamenti, intermediazione e consulenza fra risparmi, investimenti, assicurazione) sono tutte attività a forte intensità di information technology.
Filiali in soffitta
L’impatto è e sarà devastante. In America e in Cina, pensano che le filiali (quelle private comprese) diventeranno progressivamente reperti archeologici. Sul social lending e sui sistemi di pagamento Alibaba e Amazon hanno ormai deciso di sfidare le banche. In Africa, dove anche se hanno poca banda tutto passa dal mobile, le banche stanno diventando carrier telefonici.
E’ allora una nuova sfida culturale che richiederà una profonda rivisitazione dei modelli operativi, delle logiche e dei parametri di erogazione dei servizi (anche private) in termini di nuova frontiera del valore. Il maggior sforzo da compiere sarà conciliare l’esigenza di semplicità e trasparenza con i crescenti livelli di innovazione ed un’offerta sempre più articolata e completa.
Resistenze al cambiamento
E’ questa la grande trasformazione in corso. Ed è per questo che siamo in una fase di grande confusione del sistema bancario e, di conseguenza, del private banking. Dal disastro Lehman alla Brexit, gli ultimi nove anni hanno visto emergere uno scenario in cui, invece di lavorare per anticipare il cambiamento, il sistema ha cercato(in qualche caso efficacemente) di continuare ad operare secondo i modelli economici del passato che privilegiavano la logica del valore prestazionale: il prodotto più remunerativo per la banca piuttosto che la management fee migliore per il conto economico. Un mondo che ha trascurato il valore caldo della relazione, l’unica qualità che può battere sia i momenti congiunturali negativi di mercato, sia le fredde qualità e quantità della digitalità. Un mondo di short termisism che potrebbe essere spazzato via dalla rivoluzione FinTech.