Una crescita del 25% nei primi sei mesi del 2016 rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. La ricerca di private banker va a gonfie vele, come dimostra una ricerca condotta dall’Osservatorio di Ancl Su Lombardia, Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro – Sindacato Unitario.
Un risultato dovuto ai grandi movimenti in atto nel settore bancario italiano, con diversi istituti alle prese con una rifocalizzazione del business sui settori a maggiore marginalità, come la gestione dei grandi patrimoni.
“Per diventare un buon private banker occorre avere eccellenti capacità relazionali per saper costruire rapporti solidi con la clientela, grande intraprendenza e capacità di essere a proprio agio negli ambienti da cui proviene la facoltosa clientela di riferimento, solide competenze finanziarie”, spiega Andrea Fortuna, presidente di Ancl Lombardia. “Oltre alle competenze specialistiche, il private banker deve anche possedere ottime doti di negoziazione, una laurea in Economia e Commercio, avere frequentato preferibilmente un Mba e avere padronanza della lingua inglese”, conclude il presidente.
L’analisi evidenzia infine che il ventaglio della clientela si è ampliato: se in origine i servizi di private banking erano diretti esclusivamente a una clientela con ampie disponibilità finanziarie, ultimamente l’offerta si è allargata a servizi in parte assimilabili a quelli di private banking per clienti con disponibilità anche minori (+ 28 per cento di richieste di clienti minori nei primi 6 mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo del 1015).